Tra militanza, istituzioni e pensiero critico, il profilo di un intellettuale politico che ha segnato Angri e una stagione della sinistra locale.

Una figura politica e intellettuale

Uno dei segni più profondi lasciati dalla politica locale è quello di Francesco Buonaventura, sindaco di Angri per un breve ma significativo periodo a metà degli anni Novanta e militante, nella sua accezione pura, del Partito Comunista Italiano. La sua fu una militanza integrale, fondata su una visione del mondo coerente e su un’etica pubblica senza compromessi. Intellettuale rigoroso, dotato di un retroterra culturale e politico non comune, Buonaventura seppe collocarsi tra i riferimenti più autorevoli della sinistra locale, in una stagione in cui la politica era ancora esercizio di pensiero e ideologia prima che di potere.

La sua non fu mai una militanza di superficie: Buonaventura apparteneva a quella generazione per la quale l’impegno politico coincideva con una visione del mondo, con un’etica pubblica rigorosa e con una disciplina culturale che non ammetteva scorciatoie. Il suo spessore intellettuale, unito a un retroterra politico solido e mai dogmatico, lo collocava tra le figure più autorevoli della cultura di sinistra nell’Agro nocerino sarnese, capace di leggere i mutamenti sociali senza rinunciare ai principi fondativi dell’emancipazione e della giustizia sociale.

La stagione comunista e il pensiero critico

Visse e contribuì a una stagione intensa della politica locale, condivisa con altri pilastri del comunismo angrese come Elio Barba, Gaetano Saporito, Antonio D’Ambrosio, Ferruccio Iaccarino, Alfonso Raiola, Vincenzo De Vivo e Nicola D’Antuono, tanto per citarne alcuni, in un tempo in cui la sezione del PCI era laboratorio di idee, formazione civile e partecipazione popolare. Chi lo visse ne ricorda una capacità di tenere insieme analisi teorica e prassi quotidiana, il rigore dell’avvocato e la passione del militante. Non a caso, esponenti della sinistra culturale e politica hanno spesso sottolineato come Buonaventura incarnasse una sinistra pensante, mai subalterna, capace di coniugare studio, conflitto sociale e responsabilità istituzionale. Era una politica che si nutriva di confronto e che faceva del dissenso un valore, non un problema. Buonaventura seppe tradurre nella pratica politica quotidiana, tenendo insieme analisi, disciplina e tensione morale.

Un’eredità ancora attuale

La sua scomparsa, interruppe troppo presto un percorso che aveva ancora molto da dire a una politica locale già lacerata alla fine del primo ventennio degli anni duemila. Al suo ultimo saluto parteciparono intellettuali, militanti e dirigenti della sinistra, fino all’ex presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che ricordò con affetto gli anni della militanza comunista e le battaglie sindacali condotte ad Angri. Sindacato e politica furono per Buonaventura un binomio essenziale, sempre dalla parte dei meno abbienti.

Oggi, in una sinistra frammentata, rassegnata, zoppicante, quasi approssimativa e spesso priva di orizzonte, la sua lezione invita a una revisione profonda: non necessariamente nostalgica, ma di un recupero critico di una linea culturale e morale che resta, ancora, fondamentale anche per le nuove generazioni che hanno bisogno di alimentarsi di ideali e politica senza nessun becero compromesso. “Ciccio” indicava questo.

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Luciano Verdoliva

Laureato in Materie Letterarie ma non ha mai esercitato la docenza. Costantemente narratore di fatti dal 1990 è giornalista pubblicista per necessità. Uno dei suoi modelli: Goffredo Parise. Prossimo al pensionamento.