Sono soprattutto i risultati positivi degli ultimi quattro anni a spingere gli imprenditori del Mezzogiorno a guardare al 2026 con maggiore fiducia. La crescita del Pil, che nel Sud ha superato quella del Centro-Nord facendo da traino all’economia nazionale, e il boom del turismo – con città come Napoli capaci di registrare numeri record – hanno rafforzato le aspettative di imprese legate ai servizi e al terziario.

Un quadro che contrasta con il dato nazionale, dove oltre un’azienda su due intravede più ombre che luci per il prossimo anno. Le valutazioni più negative si concentrano soprattutto nel settore manifatturiero e nelle regioni del Nord, penalizzate dall’incertezza del commercio internazionale, tra dazi e conflitti geopolitici.

Secondo l’indagine della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (Cna), il cauto ottimismo del Mezzogiorno è strettamente legato al buon andamento del turismo e dei servizi, comparti meno esposti alle tensioni internazionali. Le imprese del Centro e del Nord, invece, esprimono una diffusa sfiducia sulla congiuntura del 2026.

I dati Istat confermano il trend: nel biennio 2022-2023 le regioni meridionali hanno registrato una crescita media del Pil pari al +3,7%, nettamente superiore a quella delle altre aree del Paese. Un dinamismo che, secondo la Cna, potrebbe rappresentare l’eredità positiva su cui gli imprenditori del Sud fondano le loro aspettative per l’anno prossimo.

La mappa dell’ottimismo A guidare la classifica delle regioni più fiduciose sono la Sicilia (22,5% di giudizi positivi), seguita da Marche, Puglia e Abruzzo, tutte oltre il 22%. La Campania si colloca a metà graduatoria, con un livello di fiducia poco sopra il 18%, in linea con il Lazio.

Sotto la media nazionale si posizionano invece Piemonte (10,7%), Liguria (11,4%), Emilia-Romagna (13,5%) e Umbria (13,6%), territori fortemente caratterizzati dalla manifattura e più esposti alle dinamiche dell’export.

Proprio l’incertezza legata ai dazi e al contesto internazionale pesa sulle imprese orientate ai mercati esteri: oltre il 66% degli imprenditori piemontesi evita di esprimere giudizi sul 2026, percentuale elevata anche in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Tra i giudizi apertamente negativi, la Liguria guida la classifica del pessimismo (32%), seguita da Umbria, Toscana e Marche. Più contenute le previsioni negative in Abruzzo (14,3%) e Puglia (20,9%).

A livello nazionale, le aspettative di miglioramento delle performance aziendali si fermano al 15,5%. L’analisi della Cna evidenzia infine le principali criticità per le piccole e medie imprese italiane: l’aumento dei costi dell’energia, la concorrenza sleale e la persistente carenza di personale.

Redazione

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