I tribunali di Verbania e Nocera Inferiore hanno emesso due decisioni di grande rilievo sul tema dell’abuso dei contratti a tempo determinato nel settore scolastico, condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al risarcimento dei danni in favore di docenti precari.
Le sentenze rientrano tra le prime applicazioni del nuovo articolo 36, comma 5, del D.Lgs. 165/2001, così come modificato dal D.L. 131/2024, e si inseriscono in un filone giurisprudenziale ormai consolidato che mira a contrastare l’uso reiterato e illegittimo dei contratti a termine nella pubblica amministrazione, in linea con la normativa europea e con gli orientamenti della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
I due casi giudiziari
Nel procedimento deciso a Verbania, un docente aveva maturato ben 120 mesi di servizio attraverso 12 contratti a tempo determinato consecutivi nello stesso istituto scolastico. Il giudice ha riconosciuto l’abuso contrattuale e disposto un risarcimento pari a otto mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del TFR.
Diversa, ma ugualmente significativa, la vicenda esaminata a Nocera Inferiore: qui una docente aveva prestato servizio per complessivi 64 mesi. Il tribunale ha liquidato un’indennità pari a cinque mensilità, per un importo di 8.074,55 euro, oltre agli interessi legali.
Cosa prevede il nuovo articolo 36
La riforma del 2024 ha introdotto un sistema di risarcimento forfettizzato per i lavoratori pubblici – compresi i docenti – vittime di abuso di contratti a termine. L’indennità può variare da un minimo di quattro a un massimo di ventiquattro mensilità dell’ultima retribuzione utile per il TFR, tenendo conto:
- della durata complessiva del servizio
- del numero di contratti stipulati
L’obiettivo è garantire una tutela economica effettiva e dissuasiva, equiparabile a quella prevista nel settore privato, e rafforzare il contrasto alle pratiche elusive nella gestione del personale scolastico.























