Da Sant’Antonio Abate arriva una lettera intensa, autentica e profondamente umana. A scriverla è Giusy, una ragazza disabile che ha scelto di trasformare la gratitudine in parole, dedicando un pensiero speciale alle persone che ogni giorno le restano accanto.
Non un semplice ringraziamento, ma un racconto fatto di affetto, presenza, piccoli gesti quotidiani e amicizie che diventano casa, forza e salvezza nei momenti più difficili.
La giovane ha voluto condividere pubblicamente la sua lettera come dono per le 29 persone che, come scrive lei stessa, “le hanno prestato un pezzo della loro anima”.
La lettera
L’amicizia non è la foto perfetta. È chi entra senza bussare quando hai gli occhi gonfi e il pavimento pieno di fazzoletti. È chi conosce il rumore del tuo silenzio. Io di porte aperte così ne ho 29. E se oggi scrivo è perché ognuno mi ha prestato un pezzo della sua.
1. Quelli che mi tengono quando crollo
C’è Francy forte, il muro che non si sposta mai quando crollo. C’è Francy fedele col vocale delle 7:04: 8 secondi netti, “respira”. C’è Colomba che mi mette la mano sulla spalla e sussurra “shhh, mo voliamo basso”. C’è Terry F tenace, scudo fuori e specchio dentro: mi difende dal mondo e poi mi dice “mo parliamo”. C’è Rosalia reale che mi dà lo schiaffo morale “ti voglio troppo bene per dirti che hai ragione” e subito dopo mi abbraccia.
2. Quelli che mi curano con le cose semplici
C’è la Signora Anna col grembiule sempre infarinato che mi mette il piatto davanti anche se giuro “ho già mangiato”. Mi rimbocca le coperte come a un figlio e dice “la malinconia si cura a tavola”. C’è Carmen che quando piove tira fuori la tazza sbeccata e mi dice “non spiegare il disastro, sali sotto la doccia”. C’è Terry tangibile che arriva col sacchetto del pane caldo e smonta il mio “sto bene”. C’è Marilena materna con l’abbraccio che scrocchia e sa di borotalco: “ti devo rimettere a posto il cuore”. C’è la Signora Pina col rosario consumato che non dice nulla, prega e basta.
3. Quelli che mi rimettono in piedi ridendo
C’è Antonella accesa con gli orecchini giganti alle 8 del mattino: “se non esageriamo noi, chi esagera?”. C’è Elisa energica con le calze spaiate che balla in cucina e ride “la tristezza odia il movimento”. C’è Sasà spontaneo con la battuta più scema al momento sbagliato. C’è Lucia profonda che non mi fa ridere con la battuta, mi fa ridere con la verità: mi guarda e dice “anche le crepe fanno entrare la luce, Giusy. E tu ne hai tanta da dare”. C’è Giada genuina che stona apposta così penso ad altro. C’è Walter saggio che alle 22 mi fa il discorso serio e alle 2 di notte mi manda il meme.
4. Quelli che vedono me, non la maschera
C’è Anna attenta che mi guarda e dice solo “lo so”. Davanti a lei non riesco a mentire. C’è Elisa B empatica che sente troppo e capisce prima che io parli. C’è Patty pura che mi toglie i filtri: “fammi vedere le occhiaie”. C’è Laura libera che ride di me e con me senza filtri, e la vergogna si scioglie. C’è Paola che non giudica i miei giorni no: si siede e dice “pure il silenzio è compagnia, se lo facciamo insieme”.
5. Quelli che mi insegnano a camminare
C’è Alfonso accogliente che sposta la sedia e brontola “le principesse vere portano i jeans strappati”. C’è Dany decisa che sul tovagliolo mi fa lo schema “un problema alla volta, Giusy. Mo mangia”. C’è Giuseppe gestore che non risolve al posto mio: mi prende la mano, conta fino a tre, e dice “un passo alla volta. Io sto qui finché non ti reggi”. Mette ordine nel mio caos senza rubarmi il merito di rialzarmi. C’è Michele, manuale e mitigante, che ripara la sedia traballante e abbassa la mia tempesta senza alzare la voce: “tutto si aggiusta. Pure tu. Piano”. C’è Nunzia nobile che non cancella le mie date di dolore: ci mette un cuore rosso sopra e scrive “giorno in cui sei sopravvissuta. Onoralo”. Mi insegna che ricordare fa meno male che dimenticare. C’è Rosalia radicata che mi pianta i piedi a terra quando vorrei volare via.
6. Quelli che mi ricordano di vivere
C’è Carmela Varrella candida col caffè amaro: “l’amaro passa, il dolce illude”. C’è Giada generosa che mi presta il vestito buono “se si macchia vuol dire che abbiamo vissuto”. C’è Giangi guerriera che mi sfida piano “e se invece ce la fai?”. C’è Ilenia intima che si siede per terra “pure il pavimento è un posto per stare”. C’è Laura luminosa col vocale di 10 minuti alle 6 “non potevo aspettare per dirtelo”. C’è Maria minuziosa che si ricorda le caramelle alla menta “ho pensato a te”. C’è Consiglia che mi insegna la pazienza vera: non mi spinge, mi aspetta. “Il tempo tuo è sacro, Giusy. Io non ho fretta”. C’è Mena che mi fa sentire normale nei giorni in cui mi sento rotta: mi passa la crema per le mani screpolate e dice “anche le mani che reggono hanno bisogno di essere tenute”.
Cos’è l’amicizia? È sottrazione. Togli la paura di disturbare, togli la maschera del “sto bene”, togli il “devo farcela da sola”. E restano loro. 29 modi diversi di dire “io ci sono”.
Io per voi non ho un discorso. Ho la porta aperta, il caffè senza zucchero, la tazza sbeccata, il pavimento libero. E la promessa che se crolla il vostro mondo corro scalza. Perché voi l’avete già fatto per me. Questo non è un ringraziamento. È un debito d’amore. Voglio restare in debito per sempre.
“Grazie per come siete, vi voglio un bene dell’anima”.
A corredo della sua testimonianza, Giusy ha voluto inviare anche un messaggio alla redazione:
“Grazie di cuore per la gentilezza con cui avete letto queste parole, per la disponibilità ad ascoltare una storia che non fa notizia ma fa vita, e per la sensibilità di capire che alcune voci vanno pubblicate non perché fanno scalpore, ma perché fanno bene. La vostra apertura è stata un’altra porta aperta per me.”
Con gratitudine,
Giusy
Redazione






















