Una truffa studiata nei minimi dettagli, con un falso maresciallo dei carabinieri che contattava le vittime tramite WhatsApp utilizzando come foto profilo l’immagine di un militare in divisa e un complice incaricato di presentarsi come perito dell’Arma. È questo il sistema scoperto dalla Polizia di Stato dopo il raggiro subito da una 75enne residente a Roma.

La donna è stata contattata da un uomo che, qualificandosi come maresciallo dei carabinieri, le avrebbe riferito di essere coinvolta in accertamenti legati a una presunta rapina. Attraverso una videochiamata WhatsApp, il truffatore avrebbe esercitato forti pressioni psicologiche, sostenendo che i gioielli e gli oggetti preziosi custoditi in casa dovessero essere controllati da un perito per verificarne la provenienza.

Temendo conseguenze giudiziarie e il sequestro dei beni, la pensionata ha aperto la cassaforte e mostrato il contenuto. Poco dopo, presso l’abitazione si è presentato il complice, che si è qualificato come perito dell’Arma. L’uomo ha preso in consegna gioielli, orologi e preziosi per un valore di oltre 70mila euro.

Quando il falso perito si è allontanato con il bottino, la donna ha compreso di essere stata vittima di una truffa e ha immediatamente allertato la Polizia.

Le indagini sono scattate subito. Grazie alle indicazioni fornite dalla vittima e alla targa dell’auto utilizzata dai malviventi, gli agenti del commissariato Fidene e della squadra Anticrimine sono riusciti a rintracciare il sospettato presso la stazione Tiburtina, mentre stava per salire a bordo di un autobus diretto a Salerno.

Il giovane, un 27enne originario di Capua, è stato arrestato con l’accusa di truffa. Nelle sue borse gli investigatori hanno recuperato gioielli e orologi per un valore complessivo di circa 130mila euro. Parte della refurtiva apparteneva alla 75enne, mentre altri preziosi, per un valore stimato di circa 60mila euro, sarebbero riconducibili a un’altra truffa commessa nelle ore precedenti.

Gli investigatori stanno ora lavorando per individuare il complice che si spacciava per maresciallo dei carabinieri e per risalire alle eventuali altre vittime. Sotto esame anche il numero WhatsApp utilizzato per agganciare la pensionata.

Secondo gli inquirenti, non si esclude che dietro il raggiro possa operare una banda organizzata. Proprio Salerno sarebbe uno dei punti sui quali si stanno concentrando gli accertamenti, considerato che il truffatore arrestato era diretto nel capoluogo campano al momento del fermo.

Redazione

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