Si è concluso con un patteggiamento il procedimento penale nei confronti di due uomini accusati di abusiva attività di intermediazione finanziaria e di aver messo in atto un sistema di truffe ai danni di numerosi risparmiatori tra Campania, Calabria e altre regioni italiane.
Il Tribunale di Salerno ha applicato una pena di due anni e otto mesi di reclusione e 4.600 euro di multa a Domenico Masciari, 60 anni, originario di Catanzaro. Per Rocco Marasco, 47 anni, di Battipaglia, la pena è stata fissata in due anni e quattro mesi di reclusione e 6.000 euro di multa, con sostituzione della detenzione attraverso lavori di pubblica utilità.
Secondo quanto emerso dalle indagini, i due avrebbero operato tramite la società “New Stead Italia Srl”, presentata agli investitori come una realtà specializzata in intermediazione finanziaria e investimenti ad alto rendimento, in particolare nel settore delle criptovalute e dei bitcoin. Gli accertamenti hanno però evidenziato che l’attività sarebbe stata svolta senza le autorizzazioni previste dalla normativa vigente.
Le contestazioni riguardano decine di investitori che avrebbero affidato somme variabili da poche migliaia fino a oltre 150mila euro, per un valore complessivo di diverse centinaia di migliaia di euro. Tra le persone offese figurano sia privati cittadini sia rappresentanti di società che avrebbero deciso di investire i propri risparmi attratti dalla prospettiva di rendimenti elevati e rischi limitati.
Nelle motivazioni della sentenza il giudice evidenzia come le accuse trovino riscontro nelle denunce presentate dalle vittime, nelle verifiche sui flussi bancari effettuate dalla Guardia di Finanza, nelle comunicazioni telematiche acquisite e nelle testimonianze raccolte durante l’inchiesta.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il sistema si sarebbe basato sulla raccolta abusiva di denaro attraverso la promessa di investimenti particolarmente remunerativi. Per mantenere la fiducia dei clienti e ritardare eventuali sospetti, agli investitori sarebbero stati corrisposti piccoli importi presentati come interessi maturati, accompagnati da report sulla redditività degli investimenti ritenuti non veritieri.
Le indagini hanno inoltre consentito di ricostruire movimentazioni finanziarie che, dopo il passaggio sui conti della società, sarebbero confluite su conti esteri riconducibili agli imputati oppure utilizzate per finalità personali, compreso l’acquisto di immobili e beni di lusso.
Il Tribunale ha disposto la confisca delle somme già sequestrate, ritenute profitto dell’attività illecita, e ha condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali e di quelle sostenute dalle numerose parti civili costituite nel procedimento.




















