Il presidente dell’U.S. Angri 1927, Fabio Baraldi, interviene con una lunga lettera aperta per chiarire la posizione della società sulle recenti polemiche legate all’utilizzo dello stadio Novi e ai rapporti con i gestori dell’impianto.

Baraldi ripercorre le tappe della vicenda, spiegando di aver acquisito la società all’inizio di aprile e di aver avviato fin da subito un confronto con i responsabili dello stadio per consentire alla squadra di allenarsi ad Angri. Secondo il presidente, dopo una prima ipotesi di accordo da circa 20 mila euro annui, sarebbe stata successivamente avanzata una richiesta di circa 40 mila euro, ai quali si sarebbero aggiunti ulteriori costi per magazzino, pulizie e altri servizi, esclusivamente per la prima squadra e senza includere l’Under 19.

Di fronte a queste condizioni economiche, la società avrebbe scelto di spostare gli allenamenti a Sant’Egidio del Monte Albino.

Baraldi affronta anche la questione del nulla osta necessario per disputare le gare casalinghe al Novi, spiegando di aver trasmesso la documentazione richiesta dai gestori, compreso il modulo con la matricola della società. Pochi giorni dopo, però, è esploso il caso mediatico relativo al titolo sportivo del Pomigliano, sul quale il presidente era già intervenuto con un videomessaggio.

Nel documento, il numero uno dell’Angri sottolinea di non avere alcuna intenzione di sostituire gli attuali gestori dell’impianto, ma rivendica il diritto di pretendere il rispetto delle condizioni previste per la gestione di un bene pubblico.

«Quello stadio rappresenta un patrimonio della comunità», scrive Baraldi, aggiungendo che «l’unico vero spettacolo sportivo lo portiamo in scena noi».

Il presidente ribadisce inoltre che nessuno può decidere il futuro dell’U.S. Angri 1927 al posto della società e assicura la massima trasparenza sul proprio operato. Nella parte finale della lettera lancia anche un messaggio chiaro: qualsiasi intimidazione o comportamento volto a condizionare la società sarà immediatamente segnalato alle autorità competenti.

«Non cerchiamo scontri e non vogliamo alimentare polemiche. Chiediamo soltanto rispetto, lo stesso che abbiamo sempre garantito agli altri», conclude Baraldi, confermando la volontà di continuare a difendere gli interessi dell’Angri e di una società che si avvicina al traguardo dei cento anni di storia.

Redazione

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