L’ex sindaco e consigliere comunale attacca sull’opera finanziata con 9,7 milioni di euro di fondi PNRR: «Lavori affidati a maggio, scadenza a giugno. Si parla di un mutuo da oltre 4 milioni, ma al momento non c’è nulla di ufficiale»

SANT’EGIDIO DEL MONTE ALBINO – Il futuro del mercato ortofrutticolo di via Quarto torna al centro del confronto politico a Sant’Egidio del Monte Albino. A sollevare nuovi interrogativi è l’ex sindaco e attuale consigliere comunale Roberto Marrazzo, che in un lungo intervento punta i riflettori sui tempi del progetto, sulla scadenza del finanziamento PNRR e sulle possibili conseguenze per le finanze dell’ente.

Una vicenda che, secondo Marrazzo, potrebbe trasformarsi nei prossimi anni in uno dei principali dossier politici e finanziari del Comune.

Il finanziamento da 9,7 milioni

Il punto di partenza è il finanziamento ottenuto dal Comune nel dicembre 2023 dal Ministero dell’Agricoltura, per un importo complessivo di 9,7 milioni di euro, destinato all’ampliamento e alla funzionalizzazione del mercato ortofrutticolo.

Secondo quanto ricostruito dal consigliere, il finanziamento prevedeva una scadenza stringente: il 30 giugno 2026 per il completamento degli interventi, pena il rischio di definanziamento.

«Stiamo parlando di un progetto che ha suscitato polemiche sin dall’inizio per la scarsa, per non dire assoluta, mancanza di condivisione con il personale politico e con le parti sociali direttamente interessate», sostiene Marrazzo.

«I lavori affidati soltanto il 7 maggio»

L’ex sindaco concentra quindi l’attenzione sulla tempistica dell’appalto.

«Il Comune procede all’appalto dei lavori per 6 milioni e 700mila euro soltanto il 7 maggio del 2026», afferma. L’intervento viene affidato a un raggruppamento temporaneo di imprese e il contratto, secondo la ricostruzione di Marrazzo, viene sottoscritto a poco più di cinquanta giorni dalla scadenza del finanziamento.

«Qualsiasi cittadino potrà rendersi conto che in un periodo del genere non si riesce nemmeno a sistemare il bagno di casa, immaginiamoci se si può pretendere di realizzare lavori per 6 milioni e 700mila euro», attacca.

Secondo il consigliere, al 30 giugno sarebbero stati realizzati soltanto interventi preliminari, tra cui scavi e opere per le fondazioni.

Da qui la sua previsione: «La revoca del finanziamento, a questo punto, è assolutamente inevitabile».

Un’affermazione che dovrà essere verificata alla luce degli atti ufficiali e delle eventuali decisioni degli organismi competenti.

«Il Comune ha anticipato oltre 700mila euro»

Marrazzo pone poi l’attenzione sulle somme che, secondo la sua ricostruzione, il Comune avrebbe già sostenuto.

«Il Comune aveva dovuto anticipare oltre 700mila euro per spese tecniche di progettazione», afferma, aggiungendo che sarebbe stata inoltre corrisposta un’anticipazione alla ditta aggiudicataria superiore a un milione di euro.

Numeri che, secondo l’ex sindaco, renderebbero ancora più delicata la questione nel caso in cui il finanziamento non dovesse essere confermato.

L’ipotesi del mutuo da oltre 4 milioni

È però soprattutto sul possibile ricorso all’indebitamento che Marrazzo lancia il suo allarme.

«Si parla, non c’è nulla di ufficiale, ma sono voci di corridoio, addirittura dell’accensione di un mutuo da parte del Comune di oltre 4 milioni di euro», sostiene.

E aggiunge: «Un mutuo del genere condurrebbe il Comune dritto dritto verso il default».

Si tratta, anche in questo caso, di una valutazione politica del consigliere e non di un dato ufficiale: l’effettivo impatto di un eventuale mutuo dovrebbe essere valutato sulla base della capacità di indebitamento dell’ente, degli equilibri di bilancio e della sostenibilità delle rate nel medio-lungo periodo.

Marrazzo richiama anche la precedente vicenda legata al forno crematorio, ricordando le discussioni avute in Consiglio comunale sulla possibilità di sostenere ulteriori costi senza compromettere gli equilibri finanziari.

«Il 2025 chiuso con uno squilibrio di cassa di un milione»

Nel suo intervento l’ex sindaco allarga poi il ragionamento alla situazione finanziaria dell’ente.

«La situazione finanziaria non è florida», sostiene Marrazzo, riferendo che l’esercizio finanziario 2025 si sarebbe chiuso con uno squilibrio di cassa di circa un milione di euro.

Anche questo dato, precisa la stessa ricostruzione, dovrà essere letto attraverso la documentazione contabile ufficiale, distinguendo tra situazione di cassa, risultato di amministrazione ed eventuali altri indicatori finanziari.

Per Marrazzo, tuttavia, l’eventuale ricorso a un nuovo indebitamento rappresenterebbe una scelta dagli effetti destinati a protrarsi per molti anni.

«Sarebbe una scelta folle, una scelta che inciderebbe sulle finanze del Comune non solo per questo esercizio, ma anche per i prossimi 15 anni», afferma.

La nota del 6 marzo: «Il Comune sapeva che non c’erano i tempi»

Il passaggio sul quale il consigliere annuncia di voler tornare in Consiglio comunale riguarda una comunicazione del 6 marzo 2026.

Secondo Marrazzo, il responsabile del procedimento, l’architetto D’Ambrosio, avrebbe informato l’amministrazione dell’impossibilità di completare l’opera entro il 30 giugno, evidenziando inoltre che, sulla base delle informazioni allora disponibili dal Ministero, non sarebbe stata prevista una proroga.

«Quindi il Comune era assolutamente consapevole di non poter rispettare questa scadenza», sostiene Marrazzo.

Da qui la domanda politica: «Perché si è insistito nel voler realizzare quest’opera quando, a un certo punto, era apparso evidente che non c’erano più i tempi?».

«La questione arriverà in Consiglio comunale»

Per l’ex sindaco la partita è quindi tutt’altro che chiusa. Marrazzo annuncia che la vicenda sarà portata nuovamente all’attenzione del Consiglio comunale, dove intende chiedere chiarimenti sulla gestione del finanziamento, sulle tempistiche dell’appalto, sulle somme già anticipate e sulle prospettive dell’opera.

Il nodo centrale resta quello della copertura finanziaria e della possibilità di completare il progetto nel caso in cui le risorse PNRR non fossero più disponibili.

Una questione che, al di là dello scontro politico, dovrà essere chiarita attraverso atti amministrativi, dati contabili e decisioni ufficiali degli enti competenti.

La domanda posta da Marrazzo resta però sul tavolo: se l’amministrazione era stata informata già a marzo delle difficoltà legate alla scadenza del 30 giugno, perché si è deciso comunque di procedere con l’appalto e con l’avvio dei lavori?

Luciano Verdoliva

Laureato in Materie Letterarie ma non ha mai esercitato la docenza. Costantemente narratore di fatti dal 1990 è giornalista pubblicista per necessità. Uno dei suoi modelli: Goffredo Parise. Prossimo al pensionamento.