Nuovi disagi per le famiglie all’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. Presso l’ambulatorio di Chirurgia pediatrica con indirizzo urologico si sono registrati ritardi superiori a un’ora per alcuni bambini in attesa di effettuare un’ecografia.
A rendere particolarmente difficile l’attesa anche la preparazione richiesta per l’esame, che prevede per i piccoli pazienti di trattenere i liquidi. Secondo quanto denunciato, il problema sarebbe legato alla carenza di personale: un solo chirurgo pediatrico si sarebbe trovato a gestire contemporaneamente le attività di sala operatoria e le visite ambulatoriali già programmate.
Una situazione che avrebbe generato tensioni tra i genitori e che, secondo la denuncia, non rappresenterebbe un episodio isolato. Problemi analoghi si sarebbero infatti verificati già nel mese di luglio.
La denuncia di Polichetti
A intervenire sulla vicenda è stato Mario Polichetti, responsabile nazionale del dipartimento Salute dell’Udc, che ha contestato l’organizzazione del servizio e chiesto un intervento immediato da parte della dirigenza.
«È inaccettabile che in una struttura di rilievo come l’ospedale di Salerno ci si trovi di fronte a situazioni del genere – ha dichiarato Polichetti –. Costringere i bambini e i loro genitori ad attese estenuanti, specialmente quando sono previsti esami delicati come le ecografie che richiedono una preparazione specifica, dimostra una profonda mancanza di organizzazione e di rispetto per l’utenza».
Il rappresentante politico punta quindi il dito sulla carenza di organico e sulla necessità di una programmazione diversa dei turni.
«Un solo pediatra non può fare i miracoli dividendosi tra la sala operatoria e i reparti ambulatoriali. Non è la prima volta che accade: già a luglio avevamo assistito a scene identiche», ha aggiunto.
Da qui la richiesta alla dirigenza dell’azienda ospedaliera di predisporre un piano straordinario per rafforzare il personale e riorganizzare l’attività, evitando che le carenze organizzative finiscano per ricadere sui medici in servizio e, soprattutto, sui piccoli pazienti e sulle loro famiglie.






















