Da oltre vent’anni lotta contro la tossicodipendenza e problemi psichiatrici. Il fratello Nicola: «Non chiediamo vendetta, ma che venga curato»

Una storia familiare fatta di dolore, paura e impotenza che va avanti da oltre vent’anni e che oggi diventa un appello pubblico alle istituzioni e alla comunità di Nocera Inferiore.

Al centro della vicenda c’è Salvatore, 51 anni, da circa due decenni alle prese con la tossicodipendenza e seguito anche per problematiche psichiatriche. Negli ultimi tempi, secondo quanto raccontato dai familiari, la situazione si sarebbe ulteriormente aggravata con l’utilizzo di crack.

Una dipendenza che avrebbe portato l’uomo, sempre secondo il racconto della famiglia, a compiere furti e aggressioni per procurarsi il denaro necessario all’acquisto della droga. Episodi che in alcuni casi si sarebbero verificati anche all’interno dell’abitazione.

A pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto i genitori: il padre, 82 anni e cardiopatico, e la madre, di poco più giovane.

L’ennesima aggressione al padre

Nei giorni scorsi l’anziano sarebbe stato nuovamente aggredito, riportando lesioni che hanno reso necessario il ricorso alle cure ospedaliere. Per lui una prognosi di sette giorni.

La famiglia ha presentato ai carabinieri l’ennesima denuncia, formalizzata anche secondo la procedura del codice rosso, ipotizzando inoltre il reato di estorsione.

A raccontare pubblicamente il dramma è stato Nicola, fratello di Salvatore, che ha scelto di rompere il silenzio per chiedere un intervento concreto.

«Non chiediamo vendetta contro mio fratello – ha scritto – ma che qualcuno intervenga concretamente. Deve essere curato, i miei genitori devono essere protetti, la comunità tutelata», come riporta “Il Mattino“.

Il Tso e il timore per il dopo

Nel suo racconto, Nicola ripercorre anche quanto accaduto nelle ultime ore: un primo Tso, trattamento sanitario obbligatorio, seguito da tre giorni di ricovero in una struttura psichiatrica e dalle successive dimissioni.

La situazione sarebbe nuovamente precipitata, fino all’intervento di un medico del Centro di igiene mentale che avrebbe consentito di disporre un nuovo Tso, questa volta presso il reparto di psichiatria dell’ospedale cittadino.

Il problema, però, resta quello che la famiglia considera il nodo principale: cosa accadrà una volta terminato il ricovero?

Il problema delle strutture

La vicenda riporta al centro il tema della gestione dei casi in cui disagio psichiatrico e dipendenza da sostanze si intrecciano a comportamenti violenti o pericolosi.

Nel suo appello, Nicola richiama anche la carenza di strutture dedicate ai pazienti psichiatrici autori di reato o considerati socialmente pericolosi. Le Rems, strutture residenziali per l’esecuzione delle misure di sicurezza, dispongono di un numero limitato di posti, rendendo complesso trovare una soluzione adeguata nei casi più delicati.

Nel frattempo, il sindaco di Nocera Inferiore Paolo De Maio ha contattato la famiglia, assicurando il proprio impegno per coinvolgere gli enti competenti e cercare una soluzione.

«Aiutateci prima che accada l’irreparabile»

Nicola ha rivolto un appello anche alla comunità: cittadini e commercianti sono invitati a segnalare eventuali episodi di molestie o richieste di denaro.

Un appello è stato rivolto anche a chi vende droga, affinché interrompa il rifornimento di crack.

«Non chiediamo vendetta», ribadisce la famiglia. La richiesta è quella di proteggere i genitori, aiutare Salvatore a curarsi e tutelare la comunità.

Redazione

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