Quarant’anni possono sembrare un tempo sufficiente per perdere ogni traccia di un incontro casuale. Eppure una vecchia fotografia potrebbe ancora custodire un legame con una storia iniziata a Pompei nel 1986.
A cercare oggi le protagoniste di quello scatto è Audrey Stinson, cittadina americana della Florida, che si è rivolta alla redazione di Made in Pompei con la speranza di riuscire a rintracciare due sorelle fotografate quando erano ancora bambine, all’esterno dell’area archeologica.
L’obiettivo è semplice: trovare quelle due bambine, ormai donne adulte, e consegnare loro l’immagine che Audrey ha conservato per quattro decenni.
Quello scatto fuori dagli Scavi
La vicenda risale al 1986. Audrey si trovava in Italia insieme a un compagno di stanza americano conosciuto al college. Dopo aver visitato gli Scavi di Pompei, i due si misero in cammino alla ricerca di un mezzo di trasporto per proseguire il viaggio, come riporta “Made in Pompei“.
Fu proprio durante quella passeggiata che la turista si imbatté in una scena molto diversa da quella che aveva appena visto all’interno dell’antica città romana.
Non c’erano monumenti, affreschi o domus da immortalare. C’erano invece due bambine sedute sotto un grande albero, davanti a una casa, in una scena di vita quotidiana che colpì particolarmente la giovane turista americana.
Le due bambine erano sorelle e indossavano abiti coordinati, dall’aspetto quasi artigianale. Accanto a loro c’era un coniglietto beige, tranquillo e docile.
Audrey tirò fuori la macchina fotografica e scattò.
La sorella maggiore si voltò verso l’obiettivo e sorrise. La più piccola, invece, era completamente presa da un gesto tipicamente infantile: aveva un dito nel naso e guardava altrove.
Un’immagine spontanea, senza pose e senza alcuna intenzione di costruire una fotografia ricordo. Proprio quella naturalezza, a distanza di anni, l’ha resa uno degli scatti più cari alla sua autrice.
Nessun nome, nessun contatto
Il problema è che di quella giornata Audrey non conserva informazioni che possano condurre direttamente alle due sorelle.
Nessun nome, nessun indirizzo e nessun contatto. Soltanto il ricordo di quel momento e la fotografia, rimasta negli anni tra i suoi ricordi personali.
«Per quarant’anni mi sono chiesta se sarei mai riuscita a trovare le persone ritratte in questa fotografia che ho scattato nel 1986», racconta Audrey.
La donna spiega di avere un legame particolare con le fotografie dell’infanzia e di voler quindi restituire quello scatto alle persone che ne sono protagoniste.
Gli indizi sul luogo
Nel tentativo di ricostruire il percorso compiuto quel giorno, la turista americana ha provato a mettere insieme i pochi dettagli ancora impressi nella memoria.
Lei e il suo amico, dopo la visita agli Scavi, ricordano di essere usciti da un ingresso e di aver svoltato a destra, prima di iniziare una lunga camminata alla ricerca di un mezzo di trasporto.
Audrey ritiene inoltre che il punto in questione non fosse quello più vicino al centro della Pompei moderna. Nella sua memoria il luogo appariva piuttosto ombreggiato e con caratteristiche simili a quelle di un parco.
Anche il tragitto compiuto all’interno dell’area archeologica potrebbe fornire qualche elemento utile. La turista ipotizza che l’ingresso possa essere stato quello di Piazza Anfiteatro, più vicino alla stazione ferroviaria, mentre l’uscita potrebbe essere avvenuta da Piazza Marina, che avrebbe richiesto una camminata più lunga per raggiungere la stazione.
Sono ricordi risalenti a quattro decenni fa e, per questo, Audrey li considera soltanto possibili indizi. Ma potrebbero comunque essere sufficienti per consentire a qualcuno di riconoscere il luogo.
Da bambine a donne
Nel 1986 le due sorelle erano molto piccole, probabilmente quattro o cinque anni al massimo. Oggi, naturalmente, avrebbero un’età completamente diversa.
Potrebbero avere una famiglia, un lavoro, figli e una vita costruita lontano da quella casa davanti alla quale vennero fotografate. Potrebbero non ricordare affatto l’episodio o non sapere nemmeno che, quel giorno, una turista americana aveva catturato casualmente un momento della loro infanzia.
Ma la fotografia potrebbe essere riconosciuta da qualcun altro.
Un parente, un vecchio vicino di casa, una persona che abitava nella zona negli anni Ottanta. Oppure qualcuno potrebbe riconoscere semplicemente i due volti, l’albero o l’ambientazione immortalata nello scatto.
L’appello alla comunità pompeiana
È proprio su questa possibilità che Audrey ha deciso di affidarsi alla comunità di Pompei.
Dopo essere riuscita a individuare Made in Pompei attraverso il web, la cittadina americana ha scelto di raccontare la propria storia alla redazione, chiedendo aiuto per trasformare una ricerca che sembra quasi impossibile in una concreta possibilità di incontro.
«È una delle mie foto preferite in assoluto, per via del momento che cattura», spiega Audrey, che confessa di essere curiosa di scoprire cosa potrebbe accadere dopo la pubblicazione dell’immagine.
Non cerca particolari informazioni sulla famiglia e non vuole ricostruire ogni dettaglio di quella giornata. Il suo desiderio è molto più semplice: ritrovare le due sorelle e restituire loro una fotografia della loro infanzia rimasta per quarant’anni dall’altra parte dell’oceano.
Una piccola storia privata che oggi potrebbe diventare una ricerca collettiva.
La fotografia non racconta un grande evento e non ritrae personaggi conosciuti. Mostra soltanto due bambine, un coniglio, un albero e un momento qualunque della vita quotidiana di Pompei. È proprio questo, forse, a renderla così preziosa.
Ora l’appello passa alla città. Chi riconoscesse le due sorelle, ricordasse una famiglia che abitava nei pressi degli Scavi nel 1986 o avesse informazioni utili a individuare il luogo dello scatto può contattare la redazione di Made in Pompei.
Dopo quarant’anni, quella fotografia potrebbe finalmente tornare nelle mani delle sue protagoniste.
























