Un nuovo elemento entra nell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di poco più di due anni deceduto il 21 febbraio 2026 all’ospedale Monaldi di Napoli, dopo il fallimento del trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025.

Al centro degli ultimi sviluppi c’è la relazione di 553 pagine depositata dai periti nominati dal gip di Napoli Mariano Sorrentino. Secondo quanto riferito dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, nel documento ci sarebbe una valutazione ritenuta particolarmente importante sulla possibilità di utilizzare il Berlin Heart, un sistema di assistenza cardiaca artificiale extracorporea.

Stando alla lettura della relazione fornita dal legale, un collegamento al dispositivo entro le 72 ore successive avrebbe potuto mantenere in vita il bambino e consentirgli di essere sottoposto a un nuovo trapianto. La possibilità di riuscita, sempre secondo quanto riferito dall’avvocato richiamando le conclusioni dei periti, sarebbe stata superiore al 70 per cento.

Si tratta di un passaggio che potrebbe assumere particolare rilievo nell’ambito dell’indagine, soprattutto per la valutazione della cosiddetta condotta alternativa: gli inquirenti dovranno infatti verificare se, adottando una diversa strategia terapeutica, esistesse una concreta possibilità di evitare il decesso.

La richiesta della famiglia

Alla luce di quanto riportato nella relazione, l’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia Caliendo, ha chiesto alla Procura di approfondire la vicenda anche sotto il profilo dell’ipotesi di reato.

Il legale ha sostenuto che, qualora Domenico fosse stato collegato tempestivamente al Berlin Heart, avrebbe potuto essere nuovamente inserito nel percorso trapiantologico, con una possibilità di successo superiore al 70 per cento. Da qui la richiesta di valutare se i fatti possano essere ricondotti a un’ipotesi più grave rispetto all’omicidio colposo, attualmente al centro dell’inchiesta.

La richiesta dell’avvocato, tuttavia, non significa che l’omicidio volontario sia stato contestato dalla Procura, né che siano state accertate responsabilità penali. Saranno gli inquirenti, sulla base della relazione peritale e degli ulteriori elementi raccolti, a stabilire se e quali ipotesi di reato possano essere sostenute.

L’inchiesta sul trapianto

Domenico era stato sottoposto a un trapianto di cuore al Monaldi il 23 dicembre dello scorso anno. Il cuore ricevuto, secondo quanto emerso nel corso dell’inchiesta, presentava un danno. Il bambino è morto alcune settimane dopo, il 21 febbraio 2026.

La relazione dei periti nominati dal gip rappresenta ora un passaggio centrale per ricostruire quanto accaduto nelle ore e nei giorni successivi all’intervento, analizzando le condizioni cliniche del piccolo, le decisioni assunte dai sanitari e le eventuali alternative terapeutiche disponibili.

Tra gli aspetti che la Procura dovrà approfondire c’è dunque anche la possibilità che un diverso percorso assistenziale, attraverso il supporto del Berlin Heart, avrebbe potuto garantire a Domenico il tempo necessario per arrivare a un secondo trapianto.

Una valutazione tecnica che dovrà essere ora esaminata insieme a tutti gli altri elementi dell’indagine, mentre la famiglia continua a chiedere che venga chiarito se, dopo il primo trapianto, esistesse ancora una concreta possibilità di salvare il bambino.

Redazione

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