Una fiaccola per ricordare Domenico Caliendo e mantenere alta l’attenzione sulla vicenda giudiziaria legata alla sua morte. È il significato della manifestazione organizzata per sabato sera a Nola, dove la famiglia del bambino tornerà in strada insieme alla comunità.
Il corteo partirà da piazza Duomo, attraverserà vico San Paolino e raggiungerà la rotonda di via Circumvallazione. Un percorso simbolico attraverso la città, che negli ultimi mesi ha seguito con partecipazione la vicenda della famiglia Caliendo.
La famiglia: «Domenico è una vittima»
La fiaccolata arriva in una fase particolarmente delicata del procedimento giudiziario. Secondo la famiglia, quanto emerso dagli atti e dalle perizie ha riaperto un dolore mai sopito.
A farsi portavoce dell’appello è anche Patrizia Mercolino, madre di Domenico e presidente della Fondazione dedicata al bambino: «Nola ha adottato Domenico e sofferto con noi».
I familiari chiedono che la vicenda non venga ricondotta soltanto al contenuto delle carte processuali e alle discussioni nelle aule di tribunale.
«Il nostro Domenico non è un foglio, non è una perizia, non è un dibattito processuale. Il nostro Domenico è una vittima», sottolineano i Caliendo.
Da qui la decisione di tornare in piazza, chiedendo giustizia e coinvolgendo ancora una volta quella comunità che, spiegano i familiari, non ha mai fatto mancare il proprio sostegno.
«Chiamiamo a raccolta quella comunità che non ci ha mai abbandonato, per gridare a gran voce che non ci arrenderemo finché non avremo giustizia», è il messaggio della famiglia.
La Fondazione e il ricordo di Domenico
La Fondazione Domenico Caliendo ha posto la memoria del bambino al centro delle proprie attività, affiancando al ricordo un impegno sul fronte della sensibilizzazione e della prevenzione.
La manifestazione di sabato sarà quindi anche un momento di partecipazione collettiva. Le fiaccole accompagneranno il corteo dal cuore di Nola fino a via Circumvallazione, riportando ancora una volta la storia di Domenico all’interno della comunità.
«Rimettere al centro della cronaca il nostro bambino – concludono i Caliendo – adesso è necessario per ricordare che il suo dolore e il suo sacrificio sono reali e bruciano ancora».























