Il calcio italiano perde una delle sue figure più rappresentative. Sandro Mazzola è morto all’età di 83 anni, pochi mesi prima di compiere 84 anni. La notizia è stata comunicata dall’Inter, il club al quale ha legato praticamente tutta la sua carriera da calciatore e una parte importante della successiva esperienza dirigenziale.

Una vita nel calcio cominciata portando sulle spalle un cognome pesantissimo. Sandro era infatti il figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga del 1949, quando aveva appena sei anni. Da quella ferita nacque però un percorso capace di trasformare quel cognome in una storia personale altrettanto grande.

Originario di Cassano d’Adda, Mazzola arrivò nel settore giovanile dell’Inter grazie a Benito Lorenzi, il celebre “Veleno”. Nella formazione Primavera ebbe anche come riferimento Giuseppe Meazza, prima di approdare alla prima squadra e finire sotto la guida di Helenio Herrera.

L’esordio contro la Juventus e la Grande Inter

Il debutto in Serie A arrivò il 10 giugno 1961, in una delle partite più singolari della storia del calcio italiano. In occasione della sfida contro la Juventus, l’Inter schierò una formazione giovanile per protesta e i bianconeri vinsero 9-1. L’unico gol nerazzurro fu proprio di Mazzola, a segno su calcio di rigore.

Da quel momento iniziò la trasformazione voluta da Herrera, che ne valorizzò le qualità tecniche e lo portò a diventare uno degli interpreti fondamentali della Grande Inter.

Con la maglia nerazzurra Mazzola disputò 572 partite ufficiali, segnando 162 gol, conquistando quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali.

La sua carriera con l’Inter terminò nel 1977, dopo diciassette stagioni in campo. L’ultima partita fu la finale di Coppa Italia persa contro il Milan, chiudendo un capitolo irripetibile della storia nerazzurra.

La Nazionale e la staffetta con Rivera

Mazzola fu protagonista anche con la Nazionale italiana, con la quale esordì il 12 maggio 1963 a San Siro nella vittoria per 3-0 contro il Brasile.

Dopo la delusione del Mondiale del 1966, divenne uno dei punti di riferimento della Nazionale di Ferruccio Valcareggi. In quegli anni nacque la celebre staffetta con Gianni Rivera, uno dei duelli più iconici del calcio italiano.

Il momento più alto arrivò nel 1968, con la conquista dell’Europeo. Due anni dopo Mazzola fu protagonista del cammino dell’Italia fino alla finale del Mondiale in Messico, culminato nella storica semifinale contro la Germania Ovest, la celebre “Partita del Secolo”, vinta dagli azzurri per 4-3.

La sua esperienza in Nazionale si concluse dopo il Mondiale del 1974: 70 presenze e 22 gol.

Da calciatore a dirigente

Terminata la carriera sul campo, il rapporto con l’Inter non si interruppe. Mazzola rimase legato alla società anche in veste dirigenziale, ricoprendo tra gli altri il ruolo di direttore sportivo.

Nel corso della sua esperienza dietro la scrivania lavorò anche con Genoa e Torino, ma il suo nome resta indissolubilmente legato all’Inter. Tra le operazioni più ricordate c’è quella che portò a Milano, nell’estate del 1997, un giovane Ronaldo, destinato a diventare uno dei più grandi campioni della storia del calcio.

Sandro Mazzola è stato molto più di un grande calciatore. È stato una delle ultime grandi bandiere del calcio italiano, un uomo rimasto legato per tutta la vita alla maglia nerazzurra e una figura che ha attraversato alcune delle pagine più importanti della storia dello sport italiano.

Con la sua scomparsa, l’Inter e il calcio italiano perdono un protagonista di un’epoca irripetibile.

Michelangelo Apuzzo