La provincia di Salerno presenta una geografia economica tutt’altro che uniforme. A raccontarla sono anche i dati relativi all’imponibile Irpef, che restituiscono una fotografia delle diverse capacità reddituali dei territori e, soprattutto, della loro consistenza demografica.

I dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, riferiti ai redditi del 2024 dichiarati nel 2025, mostrano infatti una netta concentrazione della massa imponibile nei centri più popolosi e nelle aree caratterizzate da una maggiore presenza di attività produttive, commerciali e servizi.

Nella graduatoria considerata, che prende in esame i primi 15 comuni e gli ultimi tre per imponibile complessivo, emergono differenze molto marcate.

L’Agro concentra miliardi di imponibile

A guidare la classifica è Battipaglia, con circa 625 milioni di euro, seguita da Nocera Inferiore, a quota 556 milioni, e Scafati, con 550 milioni.

Subito dopo troviamo Eboli con 432 milioni, Angri con 390 milioni, Pagani con 357 milioni, Sarno con 318 milioni e Pontecagnano Faiano con 314 milioni.

Completano il gruppo dei principali comuni Nocera Superiore, con 277 milioni, Agropoli con 276 milioni, Mercato San Severino con 259 milioni, Capaccio-Paestum con 243 milioni e Baronissi con 219 milioni.

Il dato dell’Agro Nocerino-Sarnese è particolarmente significativo: sommando gli imponibili di Nocera Inferiore, Scafati, Angri, Pagani, Sarno e Nocera Superiore si arriva a circa 2,4 miliardi di euro. Una concentrazione che evidenzia il peso economico dell’area all’interno della provincia.

Valle dell’Irno, un sistema economico intermedio

Numeri importanti arrivano anche dalla Valle dell’Irno. Mercato San Severino e Baronissi raggiungono complessivamente quasi mezzo miliardo di euro di imponibile.

Sono territori caratterizzati da una forte mobilità quotidiana verso Salerno e altri centri della provincia, ma anche dalla presenza di attività artigianali, imprese, commercio e nuclei familiari che hanno scelto questi comuni come alternativa residenziale al capoluogo, come riportato da “Il Mattino”.

La Piana del Sele pesa nella classifica

Il blocco più consistente è però quello della Piana del Sele, con Battipaglia in testa e un sistema che comprende anche Eboli e Pontecagnano Faiano.

A questi si aggiunge Capaccio-Paestum, che per posizione e caratteristiche economiche rappresenta un punto di collegamento tra la Piana del Sele e il Cilento.

La presenza di attività agricole e agroalimentari, commercio, industria, servizi e turismo contribuisce a delineare un quadro economico più articolato rispetto ai piccoli comuni delle aree interne.

Nei piccoli comuni il dato va letto insieme alla demografia

In coda alla graduatoria compaiono invece Santomenna, con circa 3,9 milioni di euro, Valle dell’Angelo, con 30,2 milioni, e Serramezzana, con circa 3,1 milioni.

La massa imponibile complessiva, da sola, potrebbe suggerire un quadro di forte povertà economica. Ma il dato necessita di essere rapportato al numero effettivo dei contribuenti.

Nei comuni più piccoli, infatti, la platea fiscale è molto più ridotta. Il reddito medio dei contribuenti si colloca indicativamente tra 13 mila e 16 mila euro annui, rendendo meno immediata la lettura della classifica basata esclusivamente sull’imponibile complessivo.

Il problema principale sembra quindi essere legato soprattutto alla dimensione demografica. Meno residenti significa anche meno contribuenti e, di conseguenza, una massa fiscale destinata a ridursi ulteriormente nel caso in cui non si interrompa il processo di spopolamento.

Due velocità della provincia

La fotografia restituita dalle dichiarazioni dei redditi mette così in evidenza una provincia caratterizzata da velocità differenti.

Da una parte ci sono i grandi centri dell’Agro, la Piana del Sele e le aree maggiormente collegate al capoluogo, dove la maggiore concentrazione abitativa si traduce anche in una consistente massa imponibile.

Dall’altra ci sono i piccoli comuni delle aree interne, dove il problema non può essere letto soltanto attraverso la quantità di reddito prodotto. A pesare è soprattutto la progressiva riduzione della popolazione e la difficoltà a garantire un ricambio generazionale.

La vera sfida, quindi, non riguarda soltanto la ricchezza attuale dei singoli territori, ma la loro capacità di mantenere nel tempo residenti, lavoratori e contribuenti. Perché una massa fiscale ridotta può essere il risultato non necessariamente di redditi individuali bassissimi, ma anche di una comunità che, anno dopo anno, perde pezzi.

Redazione

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