La Procura di Pavia ha nuovamente dichiarato concluse le indagini nei confronti di Andrea Sempio, nell’ambito dell’inchiesta riaperta sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco nel 2007.

Dopo gli ulteriori approfondimenti disposti alla fine di maggio, anche alla luce delle consulenze presentate dalla difesa, i pubblici ministeri hanno acquisito nuovi elaborati tecnici e notificato un secondo avviso di conclusione delle indagini.

Tra gli accertamenti eseguiti nelle ultime settimane figurano quelli relativi alla cosiddetta impronta 33, alla traccia di una calzatura repertata nella villetta di via Pascoli e al materiale genetico già presente negli atti dell’inchiesta.

L’impronta 33 resta attribuita a Sempio

Uno dei punti centrali riguarda la traccia palmare individuata sul muro della scala che conduce al piano seminterrato della villetta, nella zona in cui fu trovato il corpo di Chiara Poggi.

Secondo la Procura, gli ultimi esami non hanno modificato la precedente conclusione: l’impronta 33 resta riconducibile ad Andrea Sempio. L’attribuzione era stata effettuata sulla base della corrispondenza di 15 minuzie dattiloscopiche.

La difesa aveva sottoposto la traccia a ulteriori valutazioni, contestandone l’utilizzabilità come elemento a carico dell’indagato. Gli approfondimenti sugli intonaci hanno inoltre riguardato la possibilità che una mano contaminata dal sangue possa lasciare una traccia senza che necessariamente la componente ematica venga successivamente individuata attraverso gli esami genetici.

La Procura, secondo quanto emerge dagli accertamenti, non sostiene quindi che l’impronta 33 sia certamente una traccia lasciata da una mano sporca di sangue. Gli esami hanno piuttosto approfondito la possibilità tecnica che un’eventuale presenza ematica sulla parete non sia stata rilevata.

La traccia della scarpa

Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda una scarpa Frau numero 42, collegata alla traccia di calzatura repertata sulla scena del delitto.

Le nuove valutazioni, secondo la Procura, non avrebbero evidenziato un’incompatibilità tra la conformazione del piede di Sempio e le dimensioni della traccia. Al contrario, le misure della calzatura risulterebbero compatibili con quelle del piede dell’indagato.

Si tratta però di un dato che va circoscritto: la consulenza non stabilisce che la scarpa appartenesse a Sempio né che sia stato lui a lasciare la traccia. Indica una compatibilità fisica, eliminando quindi l’eventuale incompatibilità che avrebbe potuto costituire un elemento favorevole alla sua posizione.

Gli approfondimenti sul Dna

Nel nuovo fascicolo sono confluiti anche ulteriori accertamenti sul Dna, compresi gli elementi già presenti negli atti dell’indagine originaria del 2007 e le osservazioni contenute nelle consulenze della difesa.

Secondo quanto riportato nella nota del procuratore Fabio Napoleone, dalle nuove consulenze emergerebbe inoltre un elemento relativo agli accertamenti effettuati all’epoca dai Carabinieri del Ris di Parma sulla bicicletta Umberto Dei di proprietà di Alberto Stasi.

In particolare, viene evidenziato che sui pedali della bicicletta non sarebbe stata rilevata una traccia di Dna attribuibile a Chiara Poggi.

Indagini verso una nuova fase

Con la notifica del nuovo avviso di conclusione delle indagini, l’inchiesta entra ora in una fase particolarmente delicata. Gli ultimi accertamenti hanno riguardato alcuni degli elementi tecnici più discussi del procedimento e, secondo la Procura, non hanno modificato l’attribuzione dell’impronta 33 ad Andrea Sempio.

Restano comunque distinti i diversi livelli degli accertamenti: la riconducibilità di una traccia, la compatibilità di una calzatura e gli elementi genetici non equivalgono, di per sé, alla dimostrazione della responsabilità per l’omicidio.

Sarà ora il prosieguo del procedimento a stabilire quali conseguenze avranno gli elementi raccolti nell’ambito della nuova inchiesta sulla morte di Chiara Poggi.

Redazione

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