ANGRI – Tutto pronto per il passaggio di consegne nella Chiesa della Santissima Annunziata e del Carmine. Questa sera alle 19 il Vescovo di Nocera-Sarno, mons. Giuseppe Giudice, sancirà il passaggio del ministero pastorale da don Antonio Mancuso a don Alessandro Cirillo.
Quest’ultimo torna ad Angri, sua città d’origine, mentre don Antonio si insedierà a Sarno, nella Concattedrale intitolata a San Michele Arcangelo.
La notizia del cambio parrocchiale, diffusa ad agosto, aveva subito suscitato tristezza e commozione nella comunità angrese. Dopo quasi tredici anni di intenso ministero pastorale, don Antonio lascia la città di Angri: da oggi cessa la guida della storica parrocchia dell’Annunziata e del Carmine per assumere ufficialmente, dal 5 ottobre, il possesso della comunità sarnese.
Un cambio che nessuno si aspettava a fine estate e che aveva colto di sorpresa l’intera parrocchia, dove don Antonio è particolarmente amato per le sue omelie e per il rigore che lo ha sempre contraddistinto.
Da oggi prende il suo posto don Alessandro Cirillo, originario di Angri, con 28 anni di sacerdozio alle spalle, di cui 19 trascorsi a San Valentino Torio in qualità di parroco della Chiesa di San Giacomo Maggiore Apostolo.
Il saluto a don Antonio
Per rendere omaggio a don Antonio e al suo impegno, Suor Alessandra delle Suore Battistine di San Giovanni Battista ha allestito nei giorni scorsi una piccola mostra, ricostruendo con decine di cartelloni l’intero percorso umano e spirituale del sacerdote: un viaggio a ritroso nel tempo dall’infanzia e la vita con i genitori, fino alla vocazione, il servizio come ministrante e l’ordinazione.
Un racconto visivo profondo ed emozionante.
Don Antonio proviene da una famiglia semplice. Il papà lavorava in ospedale e ogni sera, da bambino, lo attendeva con la gioia di ricevere un piccolo giocattolo o un pensierino. Da quelle radici è nata una vocazione forte e autentica.
In questi tredici anni ad Angri ha saputo conquistare tutti con il suo modo schietto, diretto e senza peli sulla lingua, ma allo stesso tempo profondamente umano e vicino alla gente.
Le sue omelie, mai banali, hanno saputo toccare il cuore, entrando nella vita quotidiana per parlare di sociale, famiglia, lavoro e crisi matrimoniali con la parola giusta al momento giusto. Riflessioni capaci di accompagnare i fedeli per tutta la settimana.
Ed è proprio nell’omelia di qualche domenica fa, in linea con il Vangelo del giorno sul perdono – su quante volte bisogna perdonare – che don Antonio ha dato l’ennesima lezione di vita, invitando a non sprecare il tempo rimuginando su chi ci ha fatto del male, un torto o una sofferenza: “Nutrire rancore – ha detto – significa logorarsi dentro, farsi del male da soli”.
“Il tempo che ci rimane da vivere non lo sappiamo, magari saranno due o tre anni, magari di più, magari di meno. Questo spetta a Dio. Ma poco o tanto che sia, dobbiamo dedicarlo a noi stessi, ponendoci nuovi obiettivi, nuovi sogni, nuovi progetti da realizzare, convincerci che non è mai troppo tardi per ricominciare. Mentre penseremo a quello che dobbiamo fare di nuovo per la nostra vita, arriveranno anche le novità e il Signore ci aiuterà a realizzare ciò che abbiamo pensato. Il rancore invece non porta a nulla, se non a farci del male da soli”.
Un messaggio forte: porsi sempre nuovi traguardi e inseguire i propri sogni per stare bene.
Le celebrazioni e il rapporto con la comunità
Indimenticabili le sue adorazioni eucaristiche, le veglie, i momenti di preghiera intensa e la cura con cui ogni Giovedì Santo guidava l’adorazione agli Altari della Reposizione, i cosiddetti Sepolcri, così come la devozione per la festa della Madonna del Carmine.
Per molti si tratta di una grande perdita: don Antonio è diventato un punto di riferimento per l’intera città, intervenendo per sanare situazioni familiari complesse o aiutare chiunque ne avesse bisogno.
Ogni mattina, da anni, saluta i fedeli sui social con il celebre “Buongiorno di Gioia”, una breve riflessione quotidiana, molto amata, in passato raccolta perfino in un calendario benefico.
“Sono sereno – aveva detto qualche sera fa – Per me non cambia niente. Ogni Chiesa è popolo di Dio. Dove il Signore mi chiama, con il suo aiuto, continuerò a lavorare”.
Ieri, durante la celebrazione serale, don Antonio ha invitato ancora una volta a coltivare il dialogo con il Padre: “Immaginate cosa succederebbe se Dio non ci parlasse più!”.
A lui sono state dedicate anche le preghiere dei fedeli, recitate da una suora battistina.
Particolarmente toccante il saluto di Suor Dolores:
“A nome di tutti qui riuniti, ancora vogliamo dire grazie al Signore per il dono di don Antonio. Con la semplicità delle sue parole, con la sua testimonianza e la sua vicinanza ha saputo toccare il cuore di tante persone, accrescendo la nostra fede e aiutandoci ad avvicinarci sempre più a Gesù. Ha saputo parlare a tutti con parole semplici ma profonde, capaci di arrivare là dove spesso le parole non arrivano. In questi anni ha camminato accanto a noi condividendo la vita della nostra comunità. Ognuno porterà con sé un ricordo, una parola, un gesto, un insegnamento che continuerà a vivere nel tempo. Lo affidiamo al Signore perché accompagni sempre il suo nuovo cammino, e Dio lo ricompensi di tutto il bene che ha donato”.
Il coro dell’Annunziata ha salutato il parroco con un canto struggente: “Solo grazie!”.
Questa sera il passaggio di consegne
Stasera alle 19 appuntamento alla Chiesa dell’Annunziata alla presenza del Vescovo, dove si terrà la prima celebrazione per il nuovo parroco don Alessandro Cirillo, chiamato a raccogliere un’eredità importante.
Sono attesi molti fedeli sia da San Valentino Torio che da Sarno e ovviamente la comunità angrese.
Lunedì prossimo, invece, don Antonio Mancuso inizierà il suo nuovo ministero pastorale con la messa delle 19 nella Chiesa sarnese di San Michele Arcangelo.
Quando furono ufficializzati i passaggi pastorali, il vescovo mons. Giuseppe Giudice ricordò:
“Ricordiamo sempre che attraverso la Chiesa il Signore ci manda non dove vorremmo noi, ma dove vuole lui. Siamo mandati per annunciare il Vangelo con la parola e per edificare la Chiesa. I cambiamenti fanno bene ai presbiteri e alle comunità. Noi siamo ausiliari, ma il pastore rimane Cristo Gesù. In questa prospettiva ringrazio coloro che partono e coloro che arrivano e chiedo alle comunità un’accoglienza gioiosa, serena e generosa nella fede. Siamo discepoli missionari dove il territorio è il campo in cui siamo chiamati a lavorare”.
























