Un nuovo tentativo di truffa telefonica, questa volta attraverso una presunta chiamata della Guardia di Finanza, viene segnalato a Scafati. A raccontare l’accaduto è una donna che ha deciso di condividere pubblicamente la propria esperienza per mettere in guardia soprattutto le persone anziane e i loro familiari.
Secondo quanto riferito, tutto sarebbe iniziato nella mattinata, mentre la donna stava aiutando il padre ad allacciarsi le scarpe. Il telefono fisso ha squillato e, dopo che lei aveva risposto, dall’altra parte la chiamata è stata interrotta.
Circa sei o sette minuti più tardi, una seconda telefonata. Questa volta l’interlocutore avrebbe dichiarato di chiamare dal Comando della Guardia di Finanza di Caserta, chiedendo inizialmente se la donna fosse la moglie dell’uomo cercato. Insospettita, lei avrebbe prima risposto affermativamente, per poi precisare di essere la figlia.
Il falso mandato e le minacce
I sedicenti militari avrebbero riferito di aver inviato una raccomandata cinque giorni prima, con la quale il padre sarebbe stato invitato a presentarsi in caserma. Alla richiesta di chiarimenti, avrebbero sostenuto che l’uomo avesse ignorato un presunto mandato di comparizione.
La donna, pur avendo iniziato a dubitare della veridicità della telefonata, sarebbe stata ulteriormente destabilizzata dal fatto che gli interlocutori conoscessero nome, cognome e indirizzo del padre.
Quando ha fatto presente che, se fossero stati davvero appartenenti alla Guardia di Finanza, avrebbero già dovuto conoscere la situazione, sarebbe stata messa in attesa. Poco dopo, al telefono si sarebbe presentato un uomo qualificatosi come comandante.
Il tono della conversazione sarebbe diventato sempre più aggressivo. L’interlocutore avrebbe sostenuto che la targa dell’automobile del padre fosse stata individuata su un veicolo utilizzato da alcuni criminali, descritti come persone pericolose, capaci persino di uccidere.
Le domande su armi e denaro
Nel corso della telefonata, i sedicenti finanzieri avrebbero rivolto alla donna una serie di domande particolarmente inquietanti: se in casa fossero presenti armi, se disponessero di coltelli oltre a quelli normalmente utilizzati in cucina e, infine, se custodissero denaro contante.
La donna avrebbe risposto negativamente a tutte le domande, decidendo poi di interrompere la conversazione.
«Vi assicuro che in quel momento ero davvero spaventata», ha raccontato, spiegando di aver temuto soprattutto per l’incolumità del padre e di aver creduto, almeno per alcuni minuti, che la telefonata potesse essere autentica.
In presenza di chiamate sospette, è fondamentale non fornire informazioni su denaro, armi o altri beni presenti in casa, interrompere la conversazione e contattare direttamente le Forze dell’Ordine attraverso i recapiti ufficiali.
























