Stefano De Martino conquista il primo posto tra i conduttori televisivi più amati dagli italiani. Il presentatore napoletano raccoglie il 79% dei consensi, precedendo Gerry Scotti, secondo con il 76%, e Paolo Bonolis, terzo con il 68%.

I risultati emergono da un’indagine promossa dal giornalista e comunicatore Filippo Poletti, LinkedIn Top Voice e docente universitario, insieme a Business Intelligence Group. La ricerca analizza non soltanto le preferenze del pubblico, ma anche la percezione dell’influenza esercitata dai linguaggi utilizzati in televisione, alla radio e nei podcast.

Il rapporto tra comunicazione e comportamenti

Secondo lo studio, il 64% degli italiani ritiene che le modalità comunicative aggressive presenti nei media possano incidere in maniera significativa sui comportamenti quotidiani, assegnando a questo fenomeno una valutazione media di 8,1 su 10.

Allo stesso tempo, l’81% degli intervistati riconosce nel confronto moderato ed equilibrato uno strumento capace di favorire relazioni umane più positive, con un punteggio medio di 8,6.

L’indagine evidenzia anche differenze generazionali. Tra i giovani di età compresa tra 18 e 29 anni, il legame tra aggressività comunicativa e comportamenti sociali ottiene una valutazione media di 6,8, contro l’8,6 registrato nella fascia 50-59 anni. Inoltre, il 43% degli under 30 non individua un preciso modello di comunicazione garbata.

Tra i riferimenti storici indicati dagli italiani spicca Fabrizio Frizzi, scelto dal 42% del campione come esempio di conduzione rispettosa e moderata. Seguono Corrado, con il 24%, e Raimondo Vianello, con il 20%.

L’appello di Filippo Poletti

I risultati sono al centro delle riflessioni contenute nel volume Il Presentatore Perfetto, pubblicato nel 2026 da Guerini e Associati.

Poletti richiama l’attenzione sui linguaggi aggressivi e sulle dinamiche digitali che puntano a suscitare indignazione e reazioni, citando fenomeni come la “slopaganda” e il “rage bait”.

«La televisione, la radio e il web non si limitano a raccontare la società, ma contribuiscono anche a modellare il modo in cui ci relazioniamo agli altri», osserva il giornalista, sottolineando la necessità di recuperare equilibrio e moderazione nella comunicazione pubblica.

Un tema che, secondo l’autore, riguarda anche l’educazione delle nuove generazioni e la responsabilità di chi si rivolge quotidianamente a un pubblico molto ampio.

La classifica dei conduttori più amati

Nella graduatoria generale, Stefano De Martino si colloca al vertice. Il suo risultato viene associato al carisma e alla capacità di rinnovare il linguaggio dell’intrattenimento televisivo.

Alle sue spalle c’è Gerry Scotti, apprezzato per l’empatia e il rapporto familiare instaurato con il pubblico. Terzo Paolo Bonolis, riconosciuto per la comicità e lo stile ironico.

Seguono Alberto Angela, riferimento della divulgazione culturale, e Carlo Conti, apprezzato per sobrietà e professionalità. Amadeus occupa la sesta posizione, davanti a Maria De Filippi, Antonella Clerici, Milly Carlucci e Mara Venier.

La graduatoria completa è la seguente:

  1. Stefano De Martino – 79%
  2. Gerry Scotti – 76%
  3. Paolo Bonolis – 68%
  4. Alberto Angela – 62%
  5. Carlo Conti – 59%
  6. Amadeus – 53%
  7. Maria De Filippi – 49%
  8. Antonella Clerici – 45%
  9. Milly Carlucci – 41%
  10. Mara Venier – 37%

Le preferenze cambiano con l’età

La ricerca mette in evidenza anche le differenze tra le generazioni. Tra la Gen Z, oltre a De Martino, figurano tra i riferimenti Alessandro Cattelan, Valerio Lundini e Amadeus, apprezzati per linguaggi televisivi vicini al mondo digitale e alle nuove tendenze.

I Millennial indicano invece figure come Fiorello, Alberto Angela, Paolo Bonolis e Maria De Filippi, protagonisti di programmi che hanno accompagnato la loro crescita e che continuano a mantenere una presenza nel panorama televisivo.

Tra i Boomer emergono Milly Carlucci, Gerry Scotti, Mara Venier e Carlo Conti, associati a uno stile di conduzione tradizionale, alla familiarità e alla continuità dell’intrattenimento.

Per Poletti, il dato centrale riguarda la capacità dei conduttori di costruire una relazione con chi guarda, senza trasformare il conflitto in uno strumento di spettacolo.

«Ogni parola, soprattutto quando arriva a milioni di persone, può contribuire a costruire il clima della società in cui viviamo», conclude il comunicatore.

Redazione

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