Un momento destinato a segnare la storia di Pompei, nel segno di una figura che ha contribuito in maniera determinante alla nascita e allo sviluppo della città. Lunedì, in occasione del centenario della morte di San Bartolo Longo, il fondatore del Santuario sarà celebrato per la prima volta anche come patrono ufficiale del Comune.
Un riconoscimento che unisce la dimensione religiosa alla storia civile della comunità mariana e che trova spazio nella lettera pastorale «Il secolo del mondo nuovo di Pompei», scritta dall’arcivescovo monsignor Tommaso Caputo per accompagnare la città nella ricorrenza.
L’eredità di Bartolo Longo e Marianna de Fusco
Nel documento, l’arcivescovo ripercorre il percorso umano e spirituale di Longo, ricordandone il ruolo nella fondazione del Santuario, delle opere caritative e delle Suore Domenicane.
Accanto a lui, un ruolo fondamentale fu svolto dalla moglie, la contessa Marianna Farnararo de Fusco, con la quale condivise la realizzazione di un progetto religioso e sociale che ha lasciato un segno profondo nella storia di Pompei.
Monsignor Caputo descrive Longo come «un uomo del fare», sottolineando tuttavia la sua profonda umiltà e la convinzione che le opere realizzate non fossero frutto del merito personale, ma della Provvidenza.
Nella lettera viene ricordato come i due fondatori considerassero il Santuario e gli istituti dedicati alle orfanelle e ai figli e alle figlie dei carcerati come opere della Madonna, definendosi, secondo l’espressione evangelica, «servi inutili».
Il legame con Papa Leone XIV
Un passaggio della riflessione pastorale è dedicato anche alla visita di Papa Leone XIV, avvenuta lo scorso 8 maggio.
L’arcivescovo racconta l’emozione vissuta accanto al Pontefice durante la celebrazione sul sagrato del Santuario, descrivendo la portata universale del messaggio di Pompei e il legame tra la sua storia e la dimensione più ampia della Chiesa.
«Ho avvertito come dono inestimabile la grazia di poter toccare con mano l’universalità di Pompei e del suo messaggio», scrive monsignor Caputo, richiamando il valore di una comunità che ha saputo superare i propri confini territoriali.
Una testimonianza che va oltre la fede
Il riconoscimento di San Bartolo Longo come patrono ufficiale assume un significato che non si esaurisce nella sfera religiosa.
Il fondatore, infatti, ha contribuito a plasmare anche il tessuto sociale e civile della città, attraverso iniziative di assistenza e solidarietà rivolte alle fasce più vulnerabili della popolazione.
«Non è stato solo un testimone della fede, ma anche un uomo che ha inciso in maniera profonda sul tessuto sociale e civile del suo tempo», sottolinea l’arcivescovo.
Da questa consapevolezza prende forma anche il messaggio rivolto alla comunità per il futuro: custodire le proprie radici, senza rinunciare alla capacità di rinnovarsi.
Fedeltà alla tradizione e apertura al futuro
La lettera pastorale individua nella fedeltà e nell’apertura i principi che dovranno accompagnare Pompei nei prossimi anni.
L’invito è a continuare a testimoniare la città come «Tempio della Fede e Tempio della Carità», oltre che come luogo di pace, mantenendo viva l’attenzione verso i poveri e gli emarginati.
Un’eredità che, secondo monsignor Caputo, non può rimanere legata soltanto alla memoria storica, ma deve tradursi in un impegno concreto e capace di adattarsi ai cambiamenti della società.
























