Angri e la questione grammaticale

Impazza su facebook il dibattito grammaticale circa la nuova identità visiva del comune di Angri. Qualcuno ha notato uno strafalcione nel manifesto della tarsu, che tra l’altro sta animando e agitando le calde giornate degli angresi. Il paese rasenta qualche limite igienico. Ma veniamo alla questione grammaticale, una questione di vocale. Di ortografia. Nei manifesti istituzionali Angri viene scritto con la lettera minuscola, uno stile grafico che non è stato apprezzato da molti cittadini che hanno manifestato il loro disappunto sulle pagine del social network più affollato del pianeta, Facebook, appunto.

Commenti divertiti all’insegna della goliardia che sta caratterizzando questa prima fase sindacale. Sulla pagina del movimento “Nova Luce” si legge: ‹‹Nuova amministrazione comunale, nuova veste grafica per i manifesti del Comune di Angri. Ma alle scuole elementari non ci hanno insegnato che i nomi propri di città si scrivono con la lettera maiuscola? E' pur vero che i problemi di Angri sono molti altri, ma l'amministrazione comunale deve sempre essere di buon esempio per i cittadini, anche per quel che riguarda l'ortografia!›› Devoto Oli alla mano si anima il dibattito sulla questione linguistica. La lingua cara a Dante è assai ostica da parlare e, soprattutto da scrivere. Alberto C. dà una sua interpretazione, ironica, al malfatto ‹‹"angri" è una licenza poetica, come "fischiando il zappatore" di Giacomo Leopardi››.

Così mentre il sindaco è alle prese con la semantica lessicale per attaccare la carta stampata, definendo i giornali ‹‹solo brogliacci››, il dibattito intorno alla sintattica si anima ulteriormente, c’è chi si addentra nell’analisi testuale del manifesto come Gaetano V.: ‹‹bisogna interpretare questo manifesto, la lettera maiuscola è stata messa per la tarsu, quindi si da più "importanza" alla tassa che al Paese. Cosa dire se non altro che abbiamo un'amministrazione con "la lettera minuscola"››. Già sono al lavoro illustri filologi, pronti ad essere assoldati come consulenti di alta formazione, nella città delle parole dove il cambiamento parte a “chiare lettere” dalla questione grammaticale.