Angri. Famiglia vive in una roulotte, le considerazioni del Comitato Tetto Sicuro di Corbara

Il Comitato Tetto Sicuro di Corbara, con una nota a firma di Domenico Esposito, esprime solidarietà alla famiglia Manzo di Angri, che vive ormai da tempo in una roulotte in piazzale Lazio e riflette sull’emergenza casa nel nostro territorio.

Di seguito la nota integrale indirizzata alla nostra redazione:

“Non conosciamo il caso di specie, né le problematiche ad esso sottese. Né vi è ragione di conoscere l’attività dell’Amministrazione locale che indubbiamente avrà tentato di esperire i rimedi ritenuti più opportuni a fronteggiare una simile circostanza. Di talchè, non ci è dato esprimere opinione alcuna sul merito della vicenda.
Tuttavia non possiamo non esprimere la nostra umana vicinanza. Una tale vicenda, non può lasciarci infatti esenti, come uomini e come cittadini, dal maturare una più profonda riflessione sul punto.

E’ pacifico affermare (ed il dato è confermato da autorevoli urbanisti) che le nostre realtà denotano una situazione di grave carenza per quanto attiene iniziative in materia di Social Housing (il divario con le esperienze del Nord Italia è del tutto evidente, basti solo mezionare Il fondo Veneto Casa, la Fondazione Housing Trentino, Fondo Parma Social House, strumenti tutti protesi nello sforzo di costruire un modello integrato volto a garantire un’ offerta abitativa di qualità a prezzi accessibili mitigando gli eccessi speculativi del mercato libero). Dall’altro lato, non ci sembra ardito sostenere che si registra un sostanziale disinteresse dell’Amministratore pubblico verso la sperimentazione di “public policies” innovative, attestandosi ad intervenire a cadenza trentennale su piani di edilizia pubblica per categorie disagiate ormai lontani da una moderna ottica di integrazione e mixite sociale come sperimentata altrove.

Con riguardo invece a consimili circostanze, come quella documentata dal servizio, ci sembra davvero difficile credere che in un intero territorio comunale non vi sia una “stanza” utile o che un Ente locale non abbia la possibilità di convenzionarne una col privato (ostelli, hotel, bed&breakfast); in fondo, ci sia consentito, non è infrequente apprendere sperperi di denaro pubblico per partecipate, coop di gestione, società multiservizi di accertata poca trasparenza…,non è il caso delle nostre Amministrazioni nè certamente dell’Amministrazione interessata ma, si vuol dire, qualche margine di intervento al di là di una misura sussidiaria occasionale non ci sembra inimmaginabile Vi è da riconoscere che esiste una burocrazia indubbiamente ostacolante sempre più fine a sè stessa, possiamo sbagliarci ma siamo portati a pensare che nulla dovrebbe impedire ad una Amministrazione Pubblica di operare ogni sforzo a difesa dei diritti inviolabili della persona umana, della collettività di riferimento. Almeno nelle situazioni-limite, dove sono in gioco valori fondamentali costituzionalmente tutelati sui quali si misura davvero il livello di democrazia (come cura della collettività) e di civiltà giuridica di uno Stato di diritto. Tale ci sembra essere quella presa ad esame nel servizio : una situazione-limite.

Nulla dovrebbe impedire l’assegnazione in via d’urgenza di una unità alloggiativa dignitosa (sia pure soltanto una stanza) ad una famiglia in grave stato di necessità, a tutela quanto meno dei soggetti più vulnerabili coninvolti (minori, malati, gestanti). Nei paesi di Common Law, gli Enti Locali (councils) definiscono tali misure “short-term emergency Housing”. Va riconosciuta infatti nell’ordinamento nazionale e sovranazionale l’esistenza di una tutela rafforzata prevista anche da carte e convenzioni internazionali cui si riconosce sempre più effettività nel diritto interno. Ne deriverebbe (e non è un giudizio personale) un preciso obbligo giuridico in capo allo Stato e per esso all’ Ente Locale (Corte Europea dei diritti dell’Uomo Ivanova c. Bulgaria 21.04.2016), di impedire con ogni mezzo (a partire dagli strumenti di pianificazione urbanistica) che possano rimanere gravemente e per lungo tempo, pregiudicati diritti fondamentali della persona umana, non potendosi attestare l’attività di un ’Ente, nello stato d’urgenza, unicamente alla constatazione dello scorrimento di graduatorie di assegnazione e/o ad interventi economici sussidiari. Si confonde il Diritto con l’apparato burocratico preposto alla sua attuazione che riduce l’Ente ad ufficio preposto alla gestione decentrata della finanza pubblica”.

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