Campania. La fotografia del rischio sismico, vulcanico e idrogeologico

“In questi giorni di dolore la Campania “riscopre” di essere una tra le regioni più a rischio, nonostante le tragedie dell’Irpinia, di Sarno e delle frane di Ischia non hanno insegnato nulla. E come un film già visto si assiste agli annunci di interventi e provvedimenti legislativi del giorno dopo. Mettere in sicurezza il territorio di fronte al rischio sismico, vulcanico, idrogeologico è la “grande opera pubblica” più urgente di tutte. Un’opera urgentissima ma sistematicamente dimenticata da quasi tutti i governi regionali e dalla maggioranza degli amministratori locali. Mancano le risorse per realizzarla? Abbiamo denunciato tante volte numeri alla mano che si spendono piu’ soldi per opere discutibili o inutili vedi il recente grande progetto del litorale salernitano che per la prevenzione e la manutenzione del territorio campano.” Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania presenta la fotografia complessiva del rischio Campania dal dissesto idrogeologico all’abusivismo edilizio, dal consumo di suolo al rischio sismico.

Informazione, prevenzione, delocalizzazione laddove e’ possibile e un grande piano di manutenzione ordinaria del territorio sono le ricette per una Campania sicura. Sono-denuncia Legambiente- 504 i comuni campani in cui sono presenti zone ad elevata criticità idrogeologica, l’estensione di tali aree esposte a rischio è pari a oltre 2.598 kmq (cioè circa il 19% della superficie dell’intera regione). Si stima che sono oltre 500mila i cittadini campani che risiedono in zone esposte a rischio idrogeologico.
Secondo l’ultimo Ecosistema Rischio 2016 – commenta Legambiente- ben l’ 84% del campione dei comuni intervistati ha nel proprio territorio abitazioni in aree a rischio idrogeologico e il 44% presenta interi quartieri in tali aree. Inoltre, per il 30% delle amministrazioni intervistate sono presenti in zone esposte a rischio di frana o alluvione strutture sensibili come scuole o ospedali e per il 30% sono state costruite in zone a rischio strutture ricettive turistiche o commerciali. L’urbanizzazione delle aree a rischio non è solo un fenomeno del passato: secondo l’indagine di Legambiente nel 8% dei Comuni intervistati sono stati realizzati edifici in aree a rischio anche nell’ultimo decennio. Solo il 2% delle amministrazioni ha intrapreso interventi di delocalizzazione di edifici abitativi. La regione risulta maglia nera in Italia per i piani di protezione civile sul rischio idrogeologico. Secondo l’aggiornamento sullo stato dell’arte nazionale sui piani di protezione civile del dipartimento di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, al 18 settembre 2015 in Campania solo il 39% dei comuni ha il piano di prevenzione.
In Campania il 50 % delle coste è stato trasformato dall’urbanizzazione. Legambiente ha realizzato una analisi di dettaglio dei 360 chilometri di costa al netto delle isole: 181 chilometri sono stati trasformati in modo irreversibile, nello specifico 28 chilometri sono occupati da industrie, porti e infrastrutture, 51 km sono stati colonizzati dai centri urbani. E’ davvero preoccupante sottolineare come dal 1988 ad oggi, malgrado fosse in vigore la legge Galasso che avrebbe dovuto tutelare le aree entro i 300 metri dalle coste, sono stati trasformati da case e palazzi ulteriori 29 chilometri di costa di nuova occupazione, cioè il 16% dell’intera urbanizzazione. La costruzione di nuovi complessi turistici edilizi, di case singole in aree libere, e l’espansione di alcuni agglomerati già presenti lungo la costa, hanno dato luogo a un profondo processo di saldatura e di densificazione. In Campania le destinazioni d’uso sono principalmente urbane e in parte infrastrutturali: in numeri, il 76% delle trasformazioni registrate (22 chilometri), è avvenuto per usi prettamente urbani (residenziale, turistico e servizi annessi); il restante 24% (7 chilometri), sono stati interventi infrastrutturali, portuali e industriali. Il mattone selvaggio non cede nemmeno dinanzi alla crisi generale del settore edilizio. Secondo ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente, La Campania si conferma regione leader nel ciclo del cemento con il 18% delle infrazioni su scala nazionale. Impressionanti i dati sull’illegalità nell’intero ciclo del cemento: nel 2015 sono stati accertati 886 reati, 834 denunce, 3 arresti e 264 sequestri. Se leggiamo i dati su scala provinciale, Napoli svetta in testa alla classifica nazionale con 301 infrazioni, 377 persone denunciate e 188 sequestri. Una tradizione, quella di costruire fuorilegge o truccando le carte, che non rallenta nemmeno con la forte crisi dell’edilizia di questi anni. Perché se è vero che anche il mattone selvaggio ha subito una lieve flessione, tirare su una casa senza regole costa sempre molto meno che farlo nella legalità.

“Gli eventi tragici- commenta Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico Legambiente Campania- devono costituire monito e tenere alta l’attenzione degli amministratori pubblici sulla priorità della prevenzione che sul fronte del rischio sismico passa univocamente dalla valutazione della condizione del patrimonio edilizio, attraverso verifiche della tenuta statica e alla adozione delle misure più appropriate per la messa in sicurezza. Iniziando dalle strutture pubbliche sensibili come ospedali e scuole»

Secondo Ecosistema Scuola l’indagine di Legambiente sullo stato di salute dei 500 edifici scolastici campani frequentati da circa 120mila studenti presenti nei 3 capoluoghi di provincia è poco rassicurante: il 39% delle scuole dei tre comuni capoluoghi è stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica del 1974. Solo 9,8% degli edifici è stato costruito con criteri antisismici, sul 28,3% è stata eseguita la verifica di vulnerabilità antisismica, percentuali troppo basse se consideriamo che ci troviamo in una regione dove il 91,1% delle scuole è in aree a rischio sismico. Anche i dati sulle manutenzioni e soprattutto sugli investimenti sono negativi. Secondo il rapporto di Legambiente, a fronte di una necessità di interventi di manutenzione urgenti del 55,1% (16 punti sopra la media), l’ investimento per la manutenzione straordinaria è in media di 7mila euro ad edificio (quasi 34 mila il dato nazionale). La fotografia di Legambiente su Rischio Campania non poteva tralasciare il rischio Vesuvio, circa un milione di cittadini a rischio in caso di eruzione del vulcano, presenti in 25 comuni inseriti nella zona rossa e che dovrebbero evacuare in caso di allarme e trasferiti nelle regioni gemellate nel resto d’Italia. Un piano aggiornato continuamente ma la cui applicazione anno dopo anno rimane solo sulla carta. “E proprio il caso di dire: io speriamo che me ne scappo “ è l’amara conclusione di Legambiente.

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