Fusione delle due Nocera, quali vantaggi?

Si è tenuto martedì 30 giugno, presso la cornice culturale e istituzionale del Museo di Arti Applicate di Villa De Ruggero a Nocera Superiore, l’incontro: “Fusione dei comuni, quali vantaggi”. Il convegno, promosso dal Comitato Pro Referedum e moderato dal giornalista Salvatore De Napoli, ha visto quali ospiti Alfonso Vuolo, docente di Diritto Costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza della Università Federico II di Napoli, il giornalista napoletano Massimo Calise e Mario Bianchino, sindaco di Montoro.

Il professor Vuolo ha posto l’accento sui vantaggi concreti che una città di 80.000 abitanti otterrebbe in ambito regionale e nazionale. La Grande Nocera diventerebbe il secondo comune della Provincia di Salerno e l’ottavo della Regione Campania. Tale eventualità aumenterebbe in maniera esponenziale il peso politico della futura città. Il docente si è poi soffermato sugli aspetti legislativi e sui passaggi necessari alla realizzazione della fusione.

Secondo il giornalista Massimo Calise, in Italia ci sono troppi comuni che devono fare i conti con un trend di crescita negativo (negli ultimi anni, il numero dei morti è superiore a quello dei nuovi nati). Tale fenomeno potrebbe essere contrastato anche attraverso la fusione dei comuni, uno strumento che permetterebbe di aumentare l’economia di un territorio, migliorando i servizi, la vita dei cittadini e le potenzialità delle imprese. Fondere i comuni, significa ottimizzare le risorse e razionalizzare gli uffici comunali (trasporti; servizi sociali) con un conseguente abbassamento delle tasse locali. Calise ha, poi, fatto notare come le fusioni siano realizzate quasi esclusivamente al Centro-Nord. In questo modo, i vantaggi politici ed economici offerti da questo strumento beneficiano esclusivamente popolazioni già più ricche. “Perché ciò non avvenga anche al Sud, per me, è inspiegabile”, ha concluso.

L’incontro è stato concluso dall’intervento di Mario Bianchino, sindaco di Montoro: “La fusione è un processo affascinante e complesso che unisce aspetti di carattere sociale, economico e politico. Cominciai a parlare della fusione delle di Montoro negli anni Settanta. Le opposizioni più forti arrivavano dalle logiche dei piccoli comuni che spingevano verso il mantenimento delle realtà campanilistiche locali. Fondamentalmente c’era la paura di parte dei consiglieri del comune più piccolo, perdere la possibilità di essere eletti. In realtà, il sistema elettorale col premio di maggioranza, ha permesso di entrare in consiglio persone che avevano racimolato pochissimi voti. Oggi, grazie alla fusione, abbiamo raddoppiato le entrate comunali e migliorato i servizi. L’unione di Montoro ha ridato dignità alla nostra storia (le città furono divise nel 1829) e ha rappresentato un esercizio eccezionale di democrazia. Da sindaco e da consigliere comunale di Montoro Inferiore, ho dovuto lavorare molto “contro” i consiglieri di Montoro Superiore, che ponevano veti di tipo localistico e personale. Ci fu una consultazione referendaria a Montoro Superiore e i cittadini si dissero favorevoli alla fusione a larga maggioranza. Ne seguì un processo delicato dal punto di vista amministrativo, un percorso lungo e complesso ma, sulla base della mia esperienza diretta, un’esperienza positiva. Vi auguro che non ci siano motivazioni meramente politiche alla base dell’opposizione alla fusione. La fusione dev’essere un punto di partenza, un’opportunità che serve al riscatto del territorio”.