Le finestre di Michele. Finanziamenti, l’insostenibile lentezza (ed approssimazione) della Regione Campania

La Giunta Regionale a Luglio 2016 delibera di finanziare l’infrastrutturazione di aree PIP stabilendo i criteri di priorità e la dotazione complessiva in Euro 20.000.000. Alla direzione regionale per lo sviluppo economico il compito di attuare la delibera. Per chi non ha eccessiva dimestichezza con le cifre diciamo subito che 20 milioni di euro sono una dotazione davvero modesta, se riferita alle potenziali aree industriali candidabili della Regione Campania e se si considera che in alcuni casi un singolo progetto da solo può superare tale importo.

La direzione regionale competente pubblica un avviso ad Ottobre 2016, con diverse problematiche interpretative. Vediamo le più rilevanti. Il totale dei punteggi parziali indicati per i criteri in alcuni casi non corrisponde alla sommatoria dei singoli sottocriteri. Errore veniale, ci può stare. Per alcuni punteggi si fa riferimento ad aziende “assegnatarie” di lotti per altri ad aziende “insediate” o “presenti”. Non necessariamente le aziende assegnatarie sono tutte già insediate o presenti. Alcuni punteggi richiedono la valutazione del numero di addetti in rapporto ai settori specifici: aerospazio, agroalimentare etc. Nel caso specifico dell’agroalimentare il numero degli addetti presenta fortivariazioni stagionali, ma non viene specificato come si debbano eventualmente considerare tali addetti rispetto a quelli a tempo pieno ed indeterminato ed a quale data.
Tenuto conto che tali dati vanno forniti nella istanza da parte del soggetto richiedente – ovvero il Comune – è evidente che qualora l’Ufficio Regionale preposto intenda verificare i dati forniti dovrebbe interloquire a sua volta con decine di aziende per ogni istanza presentata. In poche parole dati difficilmente verificabili in tempi ragionevoli, senza la collaborazione di un soggetto terzo non partecipante all’avviso.

Un’altra scelta assai poco comprensibile è quella di non fissare un importo massimo richiedibile per ogni istanza, vista anche la ridotta dotazione. Per assurdo se il primo progetto in graduatoria richiedesse 20 milioni sarebbe l’unico finanziato.

L’avviso la cui scadenza era prevista al 15 Dicembre 2016 viene prorogato al 31 Gennaio 2017, in quanto gli uffici rilevano l’errore nel punteggio, ma non ritengono di fornire precisazioni sulle altre problematiche evidenziate. I termini previsti per la predisposizione della graduatoria risultavano fissati in 90 giorni e nei successivi 30 giorni si sarebbero dovuti avere gli atti di ammissione a finanziamento. In sostanza per il 30 Aprile 2017 la graduatoria e per il 30 Maggio 2017 i decreti.

Ad oggi, a quattro mesi dalla scadenza del termine previsto per la graduatoria, è stata stilata solo la lista dei progetti ammissibili e non ammissibili. Il 31Luglio sul Burc è stato reso noto che vi sono 75 progetti ammissibili, 28 non ammissibili e 4 ammissibili con riserva. Ora dovrà essere nominata (ancora) la commissione per la redazionedella graduatoria. Ovvero il lavoro più complesso per l’attribuzione dei punteggi deve essere ancora svolto.

Non osiamo immaginare cosa succederà quando, poi, i funzionari preposti avranno il problema di controllare i dati forniti rispetto alle singole aziende assegnatarie (insediate?) nei PIP, per le istanze in posizione utile per il finanziamento.

Di questo passo i tempi di attuazione della Delibera di Luglio 2016 restano aleatori, e soprattutto altro dato problematico rischiano di arrivare in porto i finanziamenti per opere i cui progetti esecutivi sono stati redatti due anni prima. Come minimo andranno rivisitati.

Le considerazioni finali sono semplici: non si può fare un avviso aperto a tutte le aree industriali della Campania, con una dotazione di soli 20 milioni di euro, senza indicare un limite massimo della richiesta e senza paletti che limitino i potenziali richiedenti. L’effetto è quello di avere un lavoro abnorme da effettuare con perdite di tempo inutili per tutti, oltre cento progetti esecutivi validati ed approvati per finanziarne due/tre. Gli avvisi andrebbero curati con più attenzione con criteri chiari e facilmente verificabili, contrariamente al caso di specie. Rischio? Che si areni il tutto se non anche nascita di contenzioso tra i soggetti interessati e la Regione. Ecco un tipico esempio di come i soldi non si spendono non per colpa dei soggetti richiedenti ma per manifesta incapacità della Regione Campania.

Ing. Michele Russo

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