Le finestre di Michele. Fondi europei: idee e decisioni poi i progetti esecutivi. In Campania il contrario. Un’anomalia non in linea con il codice dei contratti pubblici.

La principale preoccupazione che emerge quando si parla di fondi europei è quasi sempre legata alla necessità di spendere tutti i fondi o quanto più possibile. La qualità della spesa diventa un fattore secondario. Sicuramente l’incapacità di impiegare le ingenti risorse europee ha rappresentato e rappresenta un disvalore.

Del resto i fondi europei 2007-2013 nella Regione Campania sono stati utilizzati tutti, a parte il taglio già effettuato a suo tempo dal governo,con misure straordinarie ricorrendo massicciamente ai progetti “retrospettivi”, così definiti proprio perché in sostanza si guardava indietro. Sono stati rendicontati all’Unione Europea, e quindi utilizzati per dichiarare la spesa dei fondi europei, interventi che erano già stati finanziati e realizzati dagli enti con fondi propri o fondi regionali o statali. Non si è stati in grado di programmare, progettare, appaltare e realizzare per tempo (sette anni) opere coerenti con la programmazione e pienamente rispondenti alle logiche di sviluppo e di riduzione degli squilibri dei fondi europei. Eh si, perché lo scopo dei fondi europei è quello di produrre il miglioramento di condizioni strutturali tali da ridurre gli squilibri di reddito e di condizioni di vita tra i territori della Unione Europea. Ora è evidente che se alla fine ci si riduce a portare una nota con rimborsi a pie’ di lista con migliaia di progetti elencati tanto per non “restituire” i soldi all’UE, stiamo facendo tutto tranne che utilizzare correttamente le risorse.

Il nuovo ciclo di programmazione 2014-2020, partito già con forte ritardo, essendo ancora in corso la chiusura del vecchio programma, ad oggi segna il passo e non si segnala una inversione di tendenza. La Regione Campania ha cercato con il fondo di rotazione per la progettazione di incentivare i comuni a dotarsi di progettazioni esecutive per valutarne poi il finanziamento. È una logica discutibile, molto, a nostro avviso. Nell’ambito del bando sono state presentate 1806 proposte di progetti da parte di enti ed organismi vari, per oltre 7,5 miliardi di euro di lavori (7.518.632.427) ed oltre 360 milioni di euro di spese di progettazione (361.414.275). In sostanza gli enti che hanno partecipato hanno dichiarato (con stanziamenti di bilancio?) di essere pronti ad indebitarsi di 360 milioni di euro per redigere progetti esecutivi da sottoporre alla Regione Campania, senza alcuna garanzia sul finanziamento dell’opera e quindi sul rientro delle spese di progettazione. Esattamente il contrario di un principio cardine della riforma dei lavori pubblici post-tangentopoli – ed anche di buona amministrazione – ovvero prima si fa una programmazione delle opere pubbliche, si perviene alla copertura economica e poi si sviluppano le successive fasi progettuali.

Pensare di predisporre progetti di fattibilità, progetti definitivi ed infine esecutivi prima di aver acquisita la disponibilità economica per la realizzazione dell’opera è solo un colossale spreco. Per la verità non è la prima volta che la Regione Campania, ovvero i suoi zelanti funzionari, pretendono di selezionare opere dopo aver fatto redigere progetti esecutivi. È successo con l’accelerazione della spesa, per i piani di insediamento produttivo, ad esempio. E’ un (mal)costume ricorrente. Del resto si finisce anche con l’avere cattivi e frettolosi progetti “tanto non si sa se sarà finanziato” e quindi ci si investe il minimo indispensabile in termini di risorse umane, strumentali, rilevazioni e quant’altro. Pur di pervenire ad un “esecutivo” da candidare. E chi vivrà vedrà. Tanto difficile discutere, anche con i territori, e decidere prima? Questa dovrebbe essere la politica.

Ing. Michele Russo

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