Le finestre di Michele. In arrivo il certificato di stabilità obbligatorio per gli edifici. Auspicando che sia una cosa seria

Qualche anno fa, sempre su queste pagine, facemmo alcune considerazioni in tema di stabilità degli edifici. In particolare evidenziavamo una situazione poco logica, a nostro avviso, ovvero l’obbligo di allegare agli atti di compravendita o anche di affitto di un’abitazione il certificato di prestazione energetica (APE), mentre non sussisteva e non sussiste alcun obbligo sul rendere note le condizioni di stabilità dell’edificio. È di queste ore, dopo l’ennesima tragedia, l’annuncio del Ministro delle infrastrutture Del Rio dell’ipotesi di introduzione con la prossima legge di stabilità del Certificato di Stabilità dell’immobile (scusate il bisticcio). Dovrebbe diventare obbligatorio, pertanto, come per l’APE, allegare tale certificazione agli atti riguardanti immobili. L’auspicio e’ che il legislatore, supportato dai tecnici ministeriali, riesca a tradurre in un adempimento serio tale obbligo.

Senza scendere nel dettaglio, in questa sede, certamente va detto che valutazioni, che abbiano senso, sulla stabilità di un edificio, soprattutto se non recente ed oggetto di trasformazioni negli anni, richiedono rilievi accurati, prove, ed analisi numeriche. Già con la certificazione energetica abbiamo assistito alla degenerazione del mercato professionale, con offerte sul web di redazione di APE per poche decine di euro (40/50 euro!!). Nel caso del certificato di stabilità, a prescindere dal fatto che non sarà possibile operare per singola unità immobiliare, occorrerà che tutti i soggetti interessati si rendano conto che sarà un compito da svolgere bene, diversamente si rivelerebbe completamente inutile e mentre nel caso della certificazione energetica una classe in più o in meno non cambia la vita del proprietario dell’immobile, nel caso di un certificato di stabilità farlocco si può far perder la vita alle persone e rovinarsi la vita come professionisti.

Un effetto positivo di un’applicazione seria di tale obbligo, potrebbe anzi dovrebbe essere, la reale conoscenza del patrimonio edilizio e valutazioni più attente sugli interventi da effettuare. Troppo spesso, si ristrutturano edifici, considerando prevalentemente l’aspetto estetico ed il risultato finale, senza alcuna considerazione né interventi sulla stabilità. Per non parlare di quando si vogliono ad ogni costo abolire muri portanti, e creare aperture in una costruzione nata secondo altre logiche. Per finire un richiamo anche alla cultura urbanistica, troppo spesso ancorata immotivatamente al divieto di demolizione e ricostruzione, a scapito della sicurezza.

Fatti salvi gli edifici meritevoli, e le quinte urbane dei centri storici, la demolizione e ricostruzione degli edifici dovrebbe essere addirittura incentivata. Edifici in muratura che hanno subito anche trasformazioni rilevanti o in cemento armato realizzati molti decenni fa, difficilmente ed a costi ragionevoli potranno essere messi realmente in sicurezza rispetto alle nuove norme sismiche. Piaccia o no.

Ing. Michele Russo

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