Le finestre di Michele. L’aria irrespirabile del Sarno e dei suoi canali: le inefficienze del sistema

In questi giorni, complici le temperature elevate, si avvertono in diverse aree del bacino del fiume Sarno olezzi nauseabondi e talvolta perfino irritanti. Sono solo la spia olfattiva di un inquinamento devastante che va avanti per tutto l’anno, da decenni, ma scuote le coscienze solo quando se ne avverte il tanfo.

Certamente il mancato completamento del sistema di depurazione (collettori e reti fognarie dei comuni) incide in maniera significativa sul disastro ambientale che si perpetua. Sistema di depurazione del bacino del Sarno – precisiamo e ribadiamo – ce n’è bisogno, che non c’entra nulla con il Grande Progetto Sarno che, invece, servirà “solo” a risolvere le problematiche relative agli allagamenti dovuti alle esondazioni del fiume Sarno e dei suoi canali principali. Un equivoco che, spesso ed imperdonabilmente, continuano ad alimentare perfino politici e soggetti che a vario titolo discettano del problema.

Ciò detto, tuttavia, bisogna riconoscere che anche nella situazione attuale vi sono molti comportamenti illeciti che potrebbero essere puniti se individuati meglio e più puntualmente.

Purtroppo il sistema dei controlli a nostro avviso è poco efficiente sia per ragioni normative che organizzative. Sul piano normativo la legge regionale n. 4 del 2011, attribuendo ai singoli comuni le competenze in materia di autorizzazione allo scarico nei corpi idrici superficiali (fiumi, canali,..) ha creato una situazione di scarsa efficienza. Mentre in precedenza vi era un ente di area vasta come la provincia ad autorizzare tutti gli scarichi ora ogni comune deve autorizzare lo scarico nel suo tratto di fiume. Considerate con riferimento al Sarno ed ai suoi affluenti quanti comuni sono attraversati, dalle sorgenti fino al mare, e quindi quanti uffici comunali hanno competenze per il loro piccolo tratto di fiume, con conseguenti procedure, orientamenti e controlli, diversificati da comune a comune.

Francamente una norma insensata, quella introdotta nel 2011, che genera una inefficiente parcellizzazione nella gestione degli scarichi. Ci sarebbe da auspicare che il legislatore regionale voglia rivedere sollecitamente tale scelta ed assegnare i compiti autorizzativi ad un ente di area vasta. Oltretutto tanti piccoli e medi comuni non hanno nemmeno competenze e strumenti per gestire tali compiti, che invece potrebbero essere svolti anche con economie di scala da uffici tecnico-ambientali centralizzati, almeno a livello di bacino. Del resto oggi se si volesse conoscere l’elenco con relative caratteristiche qualitative e quantitative di tutti gli scarichi autorizzati nel Sarno e nei canali si dovrebbe fare il giro di decine di uffici. Ripetiamo insensato.

Sul piano organizzativo dei controlli, non giova all’efficienza, la circostanza che possano intervenire più forze dell’ordine (Carabinieri, guardia di finanza, capitaneria di porto, polizia, polizia provinciale, polizia locale e prima anche il corpo forestale dello stato ora confluito nei carabinieri). Nessuna di queste forze ha nuclei ambientali fortemente specializzati, se non per i carabinieri del NOE, che in ogni caso non sono del tutto autonomi ed hanno necessità di coordinarsi con i tecnici regionali dell’ARPAC. Del resto le problematiche relative agli scarichi richiedono un approccio multidisciplinare (ingegneristico, chimico-fisico, biologico, legale amministrativo) che le forze dell’ordine anche in veste di polizia giudiziaria, al servizio delle procure, non possiedono del tutto. Sarebbe necessario istituire delle squadre specializzate, formate da più soggetti, con le necessarie competenze. Diversamente succede, come oggi, che il pur meritevole lavoro delle forze dell’ordine, può risultare a volte disarticolato, non sempre tempestivo e facilmente attaccabile in sede giudiziaria, se non in parte eludibile già nel corso dei controlli. Perché alla fine dei conti una cosa è certa: se il fiume Sarno ed i suoi canali ( alveo comune Nocerino, Rio sguazzatorio, San Tommaso etc.) continuano ad avvelenare è perché in tanti riescono a violare le norme ma solo pochissimi vengono individuati e perseguiti.

Ing. Michele Russo

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