Morti in mare. Ragosta: “Proposta di legge per dare più poteri agli operatori balneari”

“Le sciagure di questi ultimi giorni, con numerosi morti sui lidi italiani per annegamento, dovrebbero indurre il Legislatore, ai vari livelli, a modificare le normative vigenti in materia di sicurezza in mare attribuendo maggiori poteri ai bagnini di salvataggio e agli operatori balneari, tra cui quello di impedire l’ingresso in acqua in presenza di bandiera rossa e condizioni del mare palesemente avverse. L’attuale normativa consente ai bagnini soltanto l’uso del fischietto e di tentare di dissuadere i bagnanti ad entrare in acqua; al contrario, dovrebbe permettere di impedire, in modo maggiormente perentorio, l’ingresso in acqua e di segnalare all’Autorità Marittima i nominativi di chi fa il bagno nonostante il divieto. Se autorizzata per legge questa è un’azione che, di fatto, possono svolgere i titolari delle imprese balneari ed i loro bagnini di salvataggio non potendo pretendere che l’Autorità Marittima e gli altri organismi di controllo possano presidiare tutte le spiagge con personale proprio. E’ sconcertante che ancora oggi, con un mare in tempesta pericolosissimo, genitori consentano ai propri figli di fare il bagno tra le onde e si risentano addirittura se il bagnino osa richiamarli”.

Lo hanno dichiarato il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Borrelli e il deputato di Articolo Uno-Mdp. Michele Ragosta. “Vorremmo ricordare che ogni comportamento irresponsabile in mare mette in pericolo la propria vita e quella dei soccorritori come nel caso del ribaltamento avvenuto ieri del gommone della Guardia Costiera durante un’operazione di soccorso – proseguono Borrelli e Ragosta – e sono tanti coloro che perdono la vita per salvare in mare o nei fiumi quella di bagnanti imprudenti. Bisogna difendere i bambini dalla irresponsabilità dei propri genitori onde evitare nuove tragedie – concludono Borrelli e Ragosta – e ciò può accadere solo dando strumenti più coercitivi agli operatori per interdire l’accesso in acqua in condizioni di pericolo, ma anche in acque non balneabili o gravemente inquinate e in tutti quei casi che possano causare danni diretti o indiretti alla salute propria e degli altri”.

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