Pagani. Barone propone il piano “No Amianto”

Un piano per la rimozione dell’aminato. A lanciare la proposta è il presidente dell’associazione Nazionale No Aids, Giuseppe Barone, che ha illustrato il piano in una lettera indirizzata al sindaco Salvatore Bottone.

Di seguito la missiva inviata da Barone al sindaco.

“Ill.mo Sindaco,

in relazione a quanto già segnalato nelle precedente missive,circa l’impegno e le misure da adottare a fronte della enorme quantità di amianto presente sul nostro territorio, e considerate le personali responsabilità, che gli derivano dal “ruolo”, nei confronti della tutela della salute pubblica, riteniamo
che sia indispensabile affrontare seriamente, con impegno e determinazione, questo problema divenuto ormai impellente. Un problema che da sempre è stato volutamente ignorato dalle passate amministrazioni. Oggi, noi tutti, siamo chiamati a garantire il proprio impegno e a dare il proprio contributo di idee, vi è in gioco la salute dei cittadini.
La vetustà rende i pannelli di eternit estremamente minacciosi, perché diventano più friabili. Stiamo parlando di un materiale altamente cancerogeno. Bisogna, quindi, compiere un atto politico che è anche un atto di coraggio e di coerenza, intraprendere un percorso comune e condiviso da tutte le forze politiche: l’amianto deve essere ritenuto un nemico comune.

Per quanto ci riguarda, a dimostrazione che non amiamo fare polemiche sterili fine a se stesse, e che riteniamo il dialogo e il confronto gli unici mezzi per addivenire a soluzioni condivise e finalizzate al bene comune, noi proponiamo un “PIANO NO-AMIANTO”.

Si tratta di un piano organico e articolato teso a definire:
-modi di operare,
-risorse,
-obiettivi,
-interventi,
-priorità e tempi.

Un piano che chiede l’impegno e il coinvolgimento dell’amministrazione e di altre istituzioni ed uffici. Altri attori sono: l’ufficio tecnico, ASL e strutture sanitarie, ARPA,strutture sindacali, lavoratori, associazioni, amministratori di condominio, scuola, imprese edili e aziende (ve ne sono molte)che operano in capannoni coperti da eternit.

In modo molto sintetico possiamo dire che gli step da seguire sono i seguenti:
a) formare e responsabilizzare una commissione che abbia: professionalità legale-scientifica, che sappia fare informazione e formazione, fare rete e coordinare gli attori del piano, interagire con altre istituzioni, reperire fondi, verifiche e controlli in sinergia con il COR (centro operativo regionale) e il funzionario responsabile della rilevazione dei casi di mesotelioma e dell’accertamento della pregressa esposizione ad amianto.
b) mappatura completa e puntuale dell’amianto, anche attraverso l’autodenuncia dei privati, chi non la fa non potrà beneficiare di eventuali agevolazioni. Pensiamo ad un “contributo ambientale” ovvero un risparmio sulla TARI per tre/quattro anni per chi esegue lavori di bonifica al proprio edificio. Uno smaltimento agevolato anche in favore delle riserve idriche in eternit. Tra gli anni ’80 e ’90 la carenza di acqua ha costretto molti cittadini a dotarsi nelle proprie abitazioni di riserve con autoclave da usare durante i periodi di siccità, tali riserve prima dell’avvento del politilene erano in eternit e probabilmente molti ancora saranno in uso.
c) verifiche dello stato dell’amianto
d) assegnare un indice di priorità di intervento ai siti, dove viene rilevata la presenza di amianto, in base a parametri precisi (siti pubblici, privati, blocchi di appartamenti, quantità e stato dell’elemento) in modo da fissare una scala d’urgenze.
e) formazione di un elenco delle imprese abilitate alla rimozione dell’amianto e dei materiali che lo contengono.
f) l’ufficio tecnico obbliga, attraverso una precisa normativa, i professionisti e le imprese che chiedono licenze, a qualsiasi titolo, per eseguire lavori edili di segnalare la presenza di amianto. Bloccando l’impresa se non ha competenze. La cartografia dell’amianto deve diventare un documento da allegare obbligatoriamente alle richieste lavori fatti a qualunque titolo.
g) la cartografia deve diventare strumento indispensabile per qualsiasi intervento. Pensiamo agli interventi di demolizioni, di manutenzioni, ristrutturazioni, ecc. Pensiamo anche agli interventi dei pompieri, o eventuali catastrofi, vedi terremoto de L’Aquila, Irpinia, quello del 1997 proprio qui in Umbria, in tutti questi casi vi sono state tonnellate di macerie inquinate da amianto e migliaia di persone hanno lavorato senza nessuna protezione perché ignare del pericolo.
h) individuazione di un sito per lo smaltimento dell’amianto.
i) reperimento di fondi regionali, statali ed europei per l’ambiente e per l’energia, (utilizzo dei pannelli solari in sostituzione dei pannelli in eternit).
l) avuto la certezza dei fondi si opera tenendo conto dell’ indice di priorità, e per i privati si può pensare ad incentivare economicamente i lavori di bonifica ad iniziare dai capannoni industriali, condomini, ecc.
m) alla commissione va anche affidato in compito, in collaborazione con il COR e le strutture sanitarie, di redigere un registro delle persone esposte all’amianto. . L’obiettivo è quello di migliorare il quadro conoscitivo dei fenomeni e, in futuro,finalizzare i dati raccolti alla prevenzione delle patologie dovute all’esposizione e alla diagnosi precoce del mesotelioma maligno.
n) in collaborazione con l’ASL e le strutture ospedaliere definire un protocollo diagnostico per le persone esposte, o che sono state esposte.
o) informare i cittadini dei rischi derivanti dall’esposizione sia professionale, sia per ragioni ambientali”.