Scafati. Fiume Sarno, Carotenuto: “Non c’è più tempo da perdere”

“Non c’è più tempo da perdere: le nostre vite e le nostre terre invocano giustizia e diritto alla vita, un diritto violato dal profitto e dall’arricchimento sfrenato da parte di chi senza scrupoli violenta la nostra terra e avvelena le nostre esistenze”. E’uno stralcio della lunga nota diù Francesco Carotenuto di Scafati Arancione, che riflette sulle condizioni in cui versa il Fiume Sarn.

“Provate a chiudere gli occhi e immaginate di vivere sulle sponde di un corso d’acqua pulito e cristallino, capace non solo di essere vissuto per la pesca e per attività commerciali, ma anche come qualcosa di cui vantarsi. Provate ad immaginare le sensazioni e le emozioni di scrittori, poeti e letterati quando si trovavano al cospetto del fiume “Dracone”, così chiamato il Fiume Sarno per la credenza medievale che presso le paludi, si trovasse un drago.
Provate ad immaginare i nostri antenati beneficiare della magnificenza del corso d’acqua e della sua infinita bontà, alimentando la vita e la storia della nostra terra. Adesso però – scrive Carotenuto -riaprite gli occhi e guardate ciò che ora rappresenta per noi quel glorioso corso d’acqua che si estende per circa 24 km, toccando ben 39 comuni di tre diverse province. Ciò che è diventato nel corso degli anni, è sotto gli occhi di tutti: ricettacolo di rifiuti, di sostanze inquinanti, di scarichi civili e industriali, di pericoli derivanti dalle esondazioni”.

E ancora: “Sia chiaro, l’uomo, neppure quello vissuto in epoche lontane, non ha mai rispettato pienamente la natura e i suoi doni: le sue azioni, soprattutto in età antica, sono state dettate da un lato dalla paura che la natura incuteva come vera e propria entità, dall’altro dalla presenza di strumenti di produzione meno invasivi sotto il profilo dell’impatto ambientale. Già tra il XVI e il XVII secolo la situazione del dissesto idro-geologico della pianura del Sarno iniziava ad aggravarsi per lo sfruttamento indiscriminato del corso d’acqua e ad una concezione che feudale che il fiume fosse di proprietà dei feudatari.Lo sviluppo degli ultimi due secoli ha peggiorato senza dubbio la situazione: l’uomo ha cementificato, distrutto, disboscato, modificato corsi d’acqua, trasformato zone naturali in discarica e ha percorso la strada di uno sviluppo caotico e senza alcuna pianificazione che tenesse conto dell’equilibrio fondamentale uomo-ambiente”.

Carotenuto punta poi l’obiettivo su Scafati.”La nostra città, specialmente nel periodo estivo, vive un vero e proprio calvario derivante da odori nauseabondi di un fiume che si trasforma in una vera e propria bomba ecologica, pronta ad esplodere per la miccia innescata da scarichi industriali e veleni che colorano il corso d’acqua dal marrone al rosso – va avanti -. Un’intera comunità in ginocchio e costretta a barricarsi in casa per non soffocare da un tanfo non più tollerabile. Una città intera, un popolo intero stretto nella morsa di un inquinamento mortale e apparentemente senza via d’uscita. Non bastano più promesse e chiacchiere per rassicurare gli scafatesi su un problema che non può più essere procrastinato, non bastano più impegni elettorali che nulla hanno a che vedere con la risoluzione concreta di questo scempio e la pazienza della gente ha pur sempre dei limiti”.

“In epoca recente, con maggiore accelerazione dal 1995 in poi, tanti sono stati i capitali statali utilizzati per promuovere attività di disinquinamento del fiume e del suo bacino: dalla nomina del Commissario Jucci nel 2003 fino alle varie attività sulle quali sarebbero dovute essere concentrate alcune risorse: il sistema depurativo, contrasto al rischio idro-geologico, dragaggio, trattamento dei fanghi; senza considerare la ramificazione delle competenze attribuite a vari enti (Arpac, Ente Parco, Consorzio di Bonifica, ecc.) -ricorda Carotenuto -. E’ indubbio che tra le attività industriali più inquinanti -gli scafatesi ne sanno qualcosa- troviamo, oltre a scarichi civili, quelli conservieri e conciari. A tal proposito venne redatto una sorta di “anagrafe” e un protocollo di intesa tra il Commissario e la presidenza dell’Anicav (associazione degli industriali conservieri), attraverso il quale vennero condivisi alcuni obiettivi da raggiungere: riduzione dei consumi idrici e di corretta conduzione degli impianti di depurazione. Si impegnavano inoltre a realizzare, a carico degli industriali, tutte le opere necessarie al collegamenti degli scarichi alla rete fognaria e, oltre alla depurazione delle proprie acque reflue industriali, se inquinate, compete anche il costo dell’allaccio degli ultimi metri alla fogna. Senza voler continuare nella disamina cronologica degli interventi e degli enti in gioco, è indubbio che Istituzioni e cittadini hanno la responsabilità di lavorare sinergicamente, ognuno per le proprie competenze per debellare un fenomeno di inciviltà non più accettabile”.

“I Sindaci, dal canto loro sottolinea Carotenuto -, in qualità di ufficiali di governo e conoscitori delle loro realtà territoriali, hanno una responsabilità ancora più grande: accantonare opportunismi e pacchetti di voti per difendere la loro terra e gli abitanti che chiedono giustizia e diritto di vivere una vita dignitosa, lontana dai pericoli che quotidianamente mettono a repentaglio le vite della nostra gente.

Dall’altro lato i cittadini hanno il dovere di rompere il muro dell’omertà, dell’abitudine e dell’assuefazione, denunciando con forza e facendosi promotori di movimenti dal basso che aiutino le autorità ad individuare chi avvelena le nostre terre e i nostri figli.

Il coraggio ,quindi, di denunciare chi si macchia di ecoreati e la fermezza di adottare misure anche forti per dare segnali altrettanto significativi, come le ordinanze di chiusura delle industrie che riversano liquami e veleni nei corsi d’acqua e allo stesso tempo concertare azioni sinergiche di monitoraggio insieme ai sindaci dei comuni interessati da queste drammatiche situazioni ambientali”.

Infine l’appello: “Non c’è più tempo da perdere: le nostre vite e le nostre terre invocano giustizia e diritto alla vita, un diritto violato dal profitto e dall’arricchimento sfrenato da parte di chi senza scrupoli violenta la nostra terra e avvelena le nostre esistenze”.

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