Statale 268. Ventisei chilometri di vergogna

Per me si va ne la città dolente,

per me si va ne l'etterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.

Sembra entrare in un moderno Inferno Dantesco, fatto di asfalto, pneumatici, rifiuti speciali killer di ogni genere. Le fiamme dell’inferno sono sostanzialmente rappresentati da rifiuti tossici e ethernit che su questa strada abbonda. Un nastro di 26 chilometri, che nelle intenzioni di chi l’ha progettata doveva essere una scappatoia dalla possibile ira del Vesuvio in caso di eruzione, è la strada statale 268, conosciuta agli autoctoni come la SS268 del Vesuvio, realizzata, a metà, nella metà degli anni ottanta e mai compiuta nella sua interezza.

Chi imbocca la strada dai sue versi, sia da Angri che viceversa da Ponticelli si ritrova lo stesso desolante scenario. Le piazzole di sosta, per le possibili emergenze e le avarie dei veicoli sono off limits, il tempo e l’emergenza rifiuti le hanno trasformate in discariche a cielo aperto. Non ci sono regole in questa stretta terra di nessuno, anzi dell’Anas, mancano le più elementari e fondamentali regole di sicurezza, il senso civico e prevalso dall’incuria, qui si scaricano di continuo rifiuti di ogni genere. Un immondezzaio segno dei tempi mutevoli del veloce consumismo, si scorgono decine di pneumatici di automobili e camion, costose da smaltire legalmente, ma anche materiali edilizi di risulta, bidoni di olii esausti, televisori, pc, balle di vestiti usati, materiali che se riciclati potrebbero trovare una nuova vita e fruttare anche qualche soldino a chi li smaltisce, invece restano vergognosamente in mostra a marcire ai margini della statale del Vesuvio, mentre transitano alcuni pullman carichi di meravigliati turisti.

Quest’arteria di collegamento tra Ponticelli e Angri attraverso i paesi vesuviani negli anni è diventato un enorme collettore di smaltimento illegale di rifiuti speciali, difficili da smaltire. Un paesaggio spettrale, tossico scorre via da finestrino dell’auto costretta ad andatura sostenuta, lungo l’asse ad una sola corsia, dove si consumano ripetutamente nuove tragedie della strada. Oggi imbocco conserva mischiato alla vergogna dei cumuli qualche lutto. Lì ci sono stati due morti, più avanti altre vittime vengono segnate con fiori secchi che stanno ricordare l’assurdo sacrificio di morire sulla Statale della vergogna, magari per un azzardo o un sorpasso mal calcolato e dettato dalla furia dei tempi moderni.

Ponticelli declina Angri, stesso paesaggio, agglomerati urbani uniti dalla cementificazione selvaggia che hanno fatto dei 26 chilometri a monte del Vesuvio una sola interminabile metropoli costruita da paesi senza un preciso piano regolatore e senza lasciare i dovuti spazi per un possibile ammodernamento di quest’asse viario risultato vecchio nella progettazione appena messo in cantiere. La vergogna di questa strada incompiuta si materializza al chilometro 26, dove l’uscita obbligatoria pone fine al viaggio nella vergogna. Ad Angri ci sono le barriere che delimitano l’ultimo tratto di questa “possibile” via di fuga dai fumi e dalla lava vulcanica dell’incavolato Vesuvio. Un desolante museo dello spreco e della cattiva amministrazione della cosa pubblica. L’ultimo tratto, poco più di tre chilometri restano inspiegabilmente chiusi al traffico, manca lo svincolo finale e il raccordo con l’Autostrada 3.

Per anni i sindaci di Angri, Scafati e S. Antonio Abate, attraversati dal nastro di asfalto hanno chiesto il completamento del tratto. Invano. Roma è sorda e disattenta, labile alla politica che cambia continuamente direzione. Così il paesaggio si riempie di bottiglie di vetro, materassi incendiati, pezzi di automobili, frigoriferi, sedie, fusti di olio, sacchi di calce.

Lo scorso marzo l’Anas mise mano ad un piano di bonifica, alla società furono conferiti poteri di commissariamento per la rimozione dei rifiuti speciali. Ma la querelle per la pulizia dell’asse stradale diviene subito una divergenza tra i comuni e la stessa Anas. Un continuo e incomprensibile rimpallo competenza della pulizia alimentano nuove discariche selvagge sulla tratta dei 26 chilometri. Si cerca ancora il bonificatore e anche qualche tutor che possa limitare nuove tragedie lungo questa maledetta strada a doppio scorrimento che l’Anas si sta sforzando di ammodernare nei vari tratti.

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