Tagli alla radioterapia convenzionata. Il disperato appello di Adele Limodio

L’Asl Salerno dice stop alla radioterapia convenzionata. Drammatico è l’appello di Adele Limodio, paziente della struttura, che si fa portavoce del disagio creato dalla decisione. “In queste ore giunge la notizia che l’Asl ha deciso di chiudere la collaborazione con il centro radioterapico Malzoni Surgery di Agropoli. Condannando un polo oncologico Eccellente alla chiusura. Sono amareggiata – scrive Limodio – e non capisco come mai si voglia chiudere un centro che funziona alla perfezione, che fornisce la migliore assistenza possibile. Chiedo a tutti i miei amici di unirsi alla protesta e condannare questo atto scellerato e privo di senso”.

Limodio pone in evidenza l’efficienza della struttura e lanciando precise e dure accuse al sistema sanitario salernitano: “Si colpisce la buona sanità, l’operato di uomini e donne che hanno fatto della loro professione una missione e non si fa nulla invece, per sconfiggere le “baronie” di ospedali pubblici dove vengono privilegiati i malati/clienti dei grandi dottoroni a discapito di chi non è parte della cerchia. Dove è l’ASL in questi casi? Chi vigila su questi professoroni, chi tutela i malati. Li i conti non si fanno? Mi rivolgo al Governatore De Luca, al Presidente Topo della Commissione regionale sanità, all’ASL stessa, affinché rivedano la loro decisione, considerino che non si sta colpendo una struttura qualsiasi, ma una struttura che ha dato a tanti la possibilità di esserci ancora senza dover fare le valigie e andare al nord o in altri paesi europei”.

“Io sono viva grazie al dottor Scotti – dice Limodio – e alla sua équipe e non certo per merito di due primari di un ospedale pubblico che mi hanno avuta in cura in un primo momento, scaricandomi come un rifiuto ingombrante dimettendomi dicendo: “le faremo sapere” sto ancora aspettando una loro chiamata. Se non ci fosse stato il radio surgery e la clinica Malzoni (oggi Mediterranea) di Agropoli non sarei qui. Quel centro è ottimo e all’avanguardia e soprattutto un malato è prima di tutto una persona. Non può finire cosi. Non si può mandare allo sbando tanta gente che lotta per vivere e togliere loro quelle poche certezze che servono per farsi forza e andare avanti. Noi non ci fermeremo, lotteremo, come siamo abituati a fare, perché abbiamo il diritto di essere curati e pretendere il meglio”.