Violenza di gruppo a San Valentino, la lettera del parroco

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Don Alessandro Cirillo sceglie le parole dell’evangelista Giovanni per aprire la sua lettera aperta alla comunità di San Valentino Torio, a una settimana dallo stupro di gruppo ai danni di una quattordicenne.

Il parroco della chiesa di San Giacomo Maggiore fa riferimento alla famiglia e all’educazione parla di misericordia nei confronti di chi ha sbagliato.

Di seguito il testo integrale della lettera.

“Miei cari figli e figlie,

in comunione spirituale con il nostro vescovo Giuseppe, come pastore di questa comunità sento, in questo momento particolare, di indirizzarvi una parola di incoraggiamento dinanzi allo smarrimento di tanti, una parola di rassicurazione per quanti si domandano e si interrogano, una parola di misericordia per curare le ferite di chi assapora la voracità del mondo.

Giovanni, l’evangelista, ci consegna una delle più belle espressioni di Gesù: un invito a non sottrarsi dal donare amore e ricevere amore. L’amore, questo motore invisibile della vita degli esseri umani, ma necessario per esistere. Tutta la vita dell’uomo è intessuta d’amore, sia nasce per amore, si vive per amore e si entra nell’eternità dell’amore.

Dare amore. L’amore non si può estorcere, l’amore è sempre un dono, che si offre e si riceve. Amare è dare la vita per l’altro, come una madre ed un padre che nel quotidiano offrono amore tutti i giorni per i figli, amore è dare la vita per un ideale di giustizia, di pace, di aiuto ai più poveri di questo mondo; amare è indignarsi dinanzi allo scempio del degrado ambientale; amare è dare la vita alle nuove generazioni, senza “abdicare” al nostro ruolo educativo, senza demandare ad altri il compito di educare come genitori, insegnanti, sacerdoti e educatori in genere.

La triste vicenda, che ha segnato la tranquillità di questa nostra comunità, una comunità che vive con onestà e laboriosità la sua quotidianità, ci interroga e ci invita a porci non poche domande per trovare insieme strade nuove per strappare i nostri figli dinanzi al tutto “l’orrore” di questo mondo.

In questa storia, che, ahimè, ci ha posto sotto i riflettori della cronaca nazionale, mi fa dire che qui ci sono da una parte persone ferite che hanno diritto alla consolazione; dall’altra persone arrabbiate che vanno aiutate a non dare spazio all’odio; e ancora ci sono persone che hanno sbagliato che hanno il dovere di comprendere la radice e la gravità del loro errore e infine vi sono sempre quelle persone che, non avendo altro da fare, perdono tempo a giudicare gli altri, sparando sentenze con una superficialità raccapricciante. Mi piacerebbe se, dopo questo gravissimo atto subito da una sedicenne di Sarno da parte di cinque suoi coetanei, potessimo prendere coscienza che i nostri figli sono vittime indifese di una squallidissima e disastrosa pornografia on line che a tutte le ore del giorno e della notte, li raggiunge, li inganna, li stimola, li ammalia. Invitandoli e spingendoli a fare cose di cui dovranno vergognarsi per il resto della vita.

Dare amore è educare all’amore, il vero amore, quello che la vita la dona e non la strappa via. Dare amore è tornare, come genitori ed educatori – vedi scuola, parrocchia, associazioni, istituzioni – a ri-educare i nostri figli a sapere gestire quel mondo interiore dove attraverso sentimenti e pulsioni, gioie e frustrazioni, che se non ben incanalate finiscono per diventare distruttive per sé e per gli altri. Torniamo, allora, cari genitori, a ri-educare i nostri figli, accompagniamoli nel difficile tratto di vita che è l’adolescenza, stiamogli vicino ascoltiamo i loro desideri, rintracciamo le loro aspirazioni, correggiamo le loro devianze, non assecondiamo le loro richieste dettate dal consumismo, ma piuttosto torniamo a dare tempo ai nostri figli. Sì, dare amore è dare tempo a chi si ama.

Una domanda è d’obbligo: quanto spazio hanno i genitori, oggi, nell’educazione dei figli?I nostri antenati provvedevano a difendere i figli dai pericoli. E per farlo, tra le altre cose, la sera chiudevano la porta a chiave, per lasciare fuori quel mondo nel quale si nascondono insidie, tranelli, nemici. Oggi quel mondo lo abbiamo fatto entrare in casa. Gli abbiamo spalancato la porta. Lo abbiamo fatto accomodare in salotto e in camera da letto, senza opporre alcuna resistenza. Lo trattiamo da amico quando è un terribile nemico. Un mondo che potrebbe riversarmi nel cuore e nella mente un vero e proprio immondezzaio. Un letamaio da cui non saprò difendermi (padre Maurizio Patriciello).

Miei cari, non ci sono né vincitori né vinti, ma tutti sono sconfitti. C’è la vita di una ragazza segnata per sempre, nel profondo del suo intimo, ma anche la vita di questi ragazzi sarà marcata per sempre. Gesù, nel Vangelo, ha condannato sempre il peccato, ma ha aperto il suo cuore ai peccatori. Sì, condanniamo sempre il peccato, ma apriamo strade di misericordia per chi ha sbagliato, se vogliamo che questo mondo si salvi. Papa Francesco ci esorta ad amare anche chi ha sbagliato, mentre la giustizia umana fa il suo corso.

E, allora, ricentriamo tutto sul “l’educazione è cosa del cuore” come diceva san Giovanni Bosco. Penso che si riferisse anche all’educazione sessuale. Abbiamo fatto una grande confusione e ne paghiamo le conseguenze. Occorre affrontare il problema con grande umiltà e competenza. Ma anche con grande determinazione. Mi auguro che come comunità di San Valentino Torio, in tutte le sue componenti, possiamo davvero tornare ad investire sull’educazione forte e serena dei nostri figli, con cammini specifici per la loro età.

Dare amore è riempire il vuoto esistenziale di tanti ragazzi, che attendono da tutti di conoscere il significato profondo della parola “amore”.
Amare? Dovremmo di nuovo imparare ad andare più piano, per assaporare meglio il gusto della vita”.

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